MONDO – Lo Zimbabwe segna una svolta storica nella sua complessa gestione economica: a gennaio 2026, l’inflazione è crollata al 4,1%, un minimo che non si registrava da quasi trent’anni. Questo risultato, definito dal Ministro delle Finanze Mthuli Ncube come una “vittoria fondamentale”, è il frutto del consolidamento della valuta strutturata ZiG (Zimbabwe Gold), lanciata nell’aprile 2024 e ancorata alle riserve auree e al dollaro USA. Il ritorno a un tasso a singola cifra, dopo decenni di iperinflazione e instabilità, rappresenta un segnale di fiducia per i mercati internazionali e una boccata d’ossigeno per la politica monetaria del Paese, con l’inflazione calcolata in dollari che si attesta su un solido 1% annuo.
Stabilità monetaria e sfide sociali: il percorso verso “Vision 2030”
Tuttavia, la deflazione dei prezzi non si traduce ancora in un miglioramento immediato della qualità della vita per la popolazione. Nonostante il successo macroeconomico, i tassi di povertà e disoccupazione rimangono critici, con una larga fetta di cittadini costretta a dipendere dal settore informale e da salari che faticano a tenere il passo con il costo reale dei beni di prima necessità. La stabilità attuale è considerata dal governo solo il primo tassello di “Vision 2030“, l’ambizioso piano strategico che punta a trasformare lo Zimbabwe in un’economia a reddito medio-alto. Per gli analisti, la vera sfida sarà convertire questi indici statistici in una crescita inclusiva capace di generare posti di lavoro e ridurre le disuguaglianze sociali.












