LUGANO – Bitcoin è sceso martedì, proseguendo la fase di ribasso e scivolando sotto i 63.000 dollari, mentre l’incertezza sulla politica tariffaria statunitense ha continuato a pesare sulla propensione al rischio nel mercato delle criptovalute. Il recente crollo di Bitcoin mette nuovamente in discussione la narrativa del “bene rifugio”. Un asset rifugio, per definizione, tende a mantenere stabilità nei momenti di incertezza e ad attirare capitali quando cresce l’avversione al rischio. Bitcoin, invece, ha reagito come un tipico asset speculativo: elevata volatilità, correlazione crescente con i mercati azionari e vendite forzate quando il sentiment peggiora. L’incertezza sui dazi statunitensi ha innescato un’ondata di de‑risking che ha colpito soprattutto gli strumenti più sensibili alla liquidità globale, tra cui le criptovalute. Questo comportamento suggerisce che, almeno nel breve periodo, Bitcoin non agisce come un porto sicuro, ma come un asset ad alta beta esposto alle dinamiche macro e al sentiment degli investitori.













