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CONTROLLI SULLA MANUFACTURES DIOR

Secondo la Procura di Milano la Manufactures Dior non avrebbe effettuato gli opportuni controlli sulle societĆ  a cui aveva appaltato la produzione della merce, realizzata “in condizioni di sfruttamento” in varie officine in provincia. Borse e altri articoli di lusso targati Dior prodotti in opifici di operai cinesi “in nero”, a cui veniva subappaltata la produzione da Manufactures Dior, societĆ  operativa del ramo Christian Dior Italia, parte della casa madre francese Lvmh. Secondo i giudici la Manufactures non sarebbe stata in grado di “prevenire e arginare fenomeni diĀ sfruttamento lavorativo” nelle aziende a cui subappaltava il lavoro e quindi di contrastare i fenomeni di caporalato. Per questa ragione il tribunale di Milano ha disposto l’amministrazione giudiziaria nei confronti della Srl. Si tratta di un procedimento che affida la gestione di una societĆ  a un amministratore nominato da un tribunale, al fine di riallineare l’azienda all’economia legale correggendo eventuali pratiche illecite. La misura fa parte di una più ampia inchiesta coordinata dalla procura di Milano, che negli ultimi mesi ha portato all’amministrazione giudiziaria per motivi simili anche per la Giorgio Armani Operations, che si occupa dell’ideazione e della produzione di capi di abbigliamento e accessori per il gruppo Armani, e per Alviero Martini Spa, l’azienda di moda i cui prodotti sono famosi soprattutto per le mappe disegnate sui tessuti.

L’INDAGINE

Secondo la procura, la Manufactures Dior non avrebbe effettuato gli opportuni controlli sulle societĆ  a cui aveva appaltato la produzione della sua merce, che sarebbe stata realizzata da opifici cinesi nella provincia di Milano, dove erano impiegate persone in nero e senza adeguate condizioni di sicurezza sul lavoro. Per il tribunale insomma l’azienda non avrebbe messo in atto “misure idonee alla verifica delle reali condizioni lavorative ovvero delle capacitĆ  tecniche delle aziende appaltatrici“. In pratica Manufactures Dior non avrebbe effettuato gli opportuni controlli sulle societĆ  a cui aveva appaltato la produzione degli articoli, che sarebbero stati realizzati in vari laboratori scoperti nelle province di Milano, Monza e Brianza. In tali officine sono stati identificati 32 lavoratori irregolari di cui 7 in nero e 2 clandestini. La produzione, scrive la procura, avveniva in “condizioni di sfruttamento” con paghe “sotto soglia“, “orario di lavoro non conforme” e “ambienti di lavoroĀ insalubri“, nonché “graviĀ violazioniĀ in materia di sicurezza“.

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