MALTA – Ma se la guerra finisse domani, chi si occuperebbe della ricostruzione dell’Ucraina? A cura di Alessio Garzone, Gamma Capital Markets. I costi stimati per la ricostruzione vanno dai 500 agli 800 miliardi di dollari. Una cifra enorme, che nessuno vuole pagare da solo. L’ipotesi più concreta è che i fondi arrivino da una combinazione di prestiti del G7, fondi UE e capitale privato. Ma c’è anche l’idea di utilizzare i beni russi congelati nei paesi occidentali per finanziare parte della ricostruzione. Gli USA potrebbero spingere l’Europa a farsi carico del grosso della ricostruzione, magari in cambio di un accordo di pace più rapido. Trump potrebbe dire: “Noi vi abbiamo portato alla pace, ora pensate voi ai soldi.“
Intanto, altri attori si stanno posizionando
Tra tutti, le società occidentali stanno già probabilmente sondando il terreno per partecipare al più grande progetto di ricostruzione del dopoguerra. Tra queste, alcune delle aziende più importanti nel settore delle infrastrutture, costruzioni ed edilizia includono Heidelberg Materials (Germania) – leader nei materiali da costruzione, con una forte presenza in Europa e nei mercati emergenti – Hochtief (Germania) – una delle principali società di costruzioni al mondo, con esperienza nella ricostruzione post-bellica – Saint-Gobain (Francia) – specializzata in materiali per l’edilizia e vetro, potrebbe giocare un ruolo chiave nella ricostruzione degli edifici danneggiati e Webuild (Italia) – operante nel settore delle costruzioni e dell’ingegneria. Nel novembre 2024, durante la conferenza “ReBuild Ukraine Construction & Energy“, i rappresentanti di Webuild e Ukrhydroenergo hanno discusso l’avanzamento della loro collaborazione, focalizzandosi sulla ricostruzione delle infrastrutture idroelettriche danneggiate e sull’implementazione di tecnologie energetiche moderne ed efficienti. Webuild vanta una significativa esperienza nel settore dell’energia idroelettrica, avendo realizzato 313 dighe e impianti idroelettrici in tutto il mondo, con una capacità installata totale di 52.900 MW.
Nell’Ucraina un’opportunità
Oltre al settore delle costruzioni, anche le grandi aziende di ingegneria energetica e dei trasporti vedono nell’Ucraina un’opportunità. Si parla di investimenti nel settore ferroviario, delle autostrade e della logistica, con un focus particolare sulla riparazione delle reti elettriche distrutte dai bombardamenti russi. La vera domanda è: chi finanzierà tutto questo? I governi occidentali sperano di utilizzare i 300 miliardi di dollari in beni russi congelati, ma Mosca sta già minacciando ritorsioni nel caso in cui questi fondi venissero utilizzati. Nel frattempo, la Commissione Europea sta valutando l’emissione di Eurobond speciali per raccogliere capitali destinati alla ricostruzione. In sostanza, la pace – se arriverà – non sarà solo una questione geopolitica, ma una battaglia economica per decidere chi controllerà il futuro dell’Ucraina. E chi si muoverà per primo avrà il vantaggio.













