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domenica 15 Febbraio 2026
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Guerra sulle tasse dei gruppi dell’economia digitale: la Svizzera rischia di perdere centinaia di milioni

BERNA – Guerra sulle tasse dei gruppi dell’economia digitale: la Svizzera rischia di perdere centinaia di milioni.

LA BATTAGLIA PER TASSARE L’ECONOMIA DIGITALE

Secondo l’L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, le 100 aziende più grandi e redditizie del mondo dovrebbero trasferire parte dei loro utili nel luogo in cui vendono i loro prodotti. Di conseguenza, i Paesi in cui queste aziende hanno sede dovrebbero rinunciare a una quota delle loro entrate fiscali. In quanto Stato di mercato, la Svizzera otterrebbe il diritto di tassare parte dei profitti dei gruppi digitali statunitensi e di altri grandi gruppi stranieri. In cambio, gli Stati Uniti e altri Stati otterrebbero il diritto di tassare gli utili dei maggiori gruppi svizzeri. La Svizzera beneficerebbe in misura limitata del nuovo diritto di tassazione. Allo stesso tempo, essendo il Paese di residenza di alcune delle più grandi aziende del mondo, dovrebbe aspettarsi perdite fiscali significative. Secondo le prime stime approssimative, le perdite nette per la Confederazione e i Cantoni si aggirerebbero sulle centinaia di milioni.

UNA GUERRA COMMERCIALE

Esiste una controversia sulla tassazione dei grandi gruppi digitali, che secondo il sistema attuale sono tassati dove viene creato il valore. Se gli sviluppatori di software, gli ingegneri, gli analisti di dati e i programmatori di un’azienda digitale lavorano ad esempio negli Stati Uniti, anche la maggior parte degli utili viene tassata negli Stati Uniti. Molti Stati ritengono che la tassazione nel luogo di creazione del valore sia ingiusta, poichĆ© gli utili delle aziende digitali sono generati in tutto il mondo. Alcuni di questi Paesi hanno quindi introdotto imposte digitali nazionali. Dal momento che queste imposte sono applicate in modo isolato e non sono armonizzate a livello internazionale, vi ĆØ il rischio di sovratassazione o doppia imposizione. Gli Stati Uniti considerano queste tasse speciali come discriminatorie e hanno annunciato l’intenzione di introdurre dazi doganali punitivi nei confronti dei Paesi europei.

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