STILE – Il divieto di vendita di auto con motore termico dal 2035 è a rischio ritiro, una potenziale svolta che segna la vittoria dei consumatori e del mercato. La causa principale di questo dietro-front, secondo le indiscrezioni, risiede nella mancata accettazione da parte del pubblico di un passaggio forzato a veicoli che richiedono tempi di ricarica troppo lunghi. Nonostante le dichiarazioni di fedeltà alla decarbonizzazione, la realtà dei fatti dimostra che i guidatori preferiscono l’efficienza e la praticità delle auto tradizionali. Questo segnale, sebbene inizialmente possa sembrare simbolico con un’ipotetica riduzione del divieto dal 100% al 90%, è un chiaro indicatore che la decisione originale è destinata a evaporare, confermando che la pressione della domanda è superiore agli ideali ecologisti imposti senza un adeguato riscontro tecnologico e di infrastruttura.
Industria automobilistica e auto termiche
Mentre il mercato celebra un potenziale rinvio, l’industria automobilistica si trova in una posizione estremamente difficile e profondamente ferita. Anni di enormi investimenti su piattaforme e motori elettrici rischiano di non generare mai il ritorno sperato, specialmente se le politiche attuali non cambieranno (come le multe sulla CO2). Parallelamente, le case produttrici hanno significativamente congelato gli investimenti sul motore termico, perdendo un vantaggio tecnologico cruciale che avevano costruito nel tempo. Il futuro industriale rimane incerto: le fabbriche, costrette a bilanciare tra veicoli elettrici invenduti e la necessità di produzione, rischiano chiusure che riporterebbero la “palla” alla politica, costretta a scegliere tra la ripartenza del settore o il mantenimento di politiche climatiche autolesioniste e ininfluenti.













