SVIZZERA – L’associazione svizzera Pegasos, con sede nel Canton Soletta, ĆØ finita al centro di una controversia internazionale che riaccende il dibattito sui limiti e le procedure dell’assistenza al suicidio nel Paese elvetico. A differenza di organizzazioni storiche come Exit, Pegasos, fondata nel 2019 e che si rivolge prevalentemente a persone straniere, non richiede una malattia incurabile come condizione vincolante. Questa politica “più aperta” e il modello di costo elevato (circa 12.000 franchi svizzeri per la procedura, che utilizza il barbiturico pentobarbital) hanno sollevato forti critiche, in particolare da parte di famiglie britanniche. Casi drammatici, come quello del 47enne Alastair, morto con l’aiuto di Pegasos pur non essendo in fase terminale, mettono in discussione la giustificazione medica delle procedure e la rapiditĆ con cui vengono eseguite.
La “Zona Grigia” legale
Il modello operativo di Pegasos solleva interrogativi cruciali sulla differenza tra altruismo e interesse economico, specialmente in un contesto legale dove l’articolo 115 del Codice penale svizzero autorizza l’aiuto al suicidio solo se privo di motivazioni egoistiche. Mentre le associazioni storiche come Exit applicano tariffe simboliche, il costo elevato richiesto da Pegasos alimenta il sospetto che l’organizzazione operi come una vera e propria “azienda”, offrendo un servizio a pagamento piuttosto che un’assistenza motivata esclusivamente dal supporto. Questa zona grigia giuridica non solo genera disagio nella comunitĆ locale di Nunningen (dove gli abitanti hanno persino avviato petizioni contro la sede dell’associazione), ma evidenzia una profonda spaccatura etica con le altre organizzazioni, le quali richiedono una valutazione medica e psichiatrica più rigorosa e un percorso decisionale ripetuto e validato. La trasparenza sull’uso dei fondi e la valutazione psichiatrica rimangono i nodi centrali della polemica.













