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Dalla guida degli autobus alla presidenza del Venezuela: la parabola di Nicolas Maduro

FOCUS – Nicolas Maduro Moros, nato a Caracas nel 1962, ha incarnato una delle figure più discusse del panorama geopolitico contemporaneo. Ex autista di autobus e sindacalista, ha scalato le gerarchie del potere sotto l’ala protettrice di Hugo Chávez, ricoprendo ruoli chiave come Ministro degli Esteri e Vicepresidente. Dal 2013 guida la Repubblica Bolivariana del Venezuela, esercitando il potere spesso attraverso decreti legge. Tuttavia, la sua presidenza è segnata da un drammatico collasso dei parametri macroeconomici: la combinazione tra corruzione diffusa, crollo dei prezzi del petrolio e politiche economiche isolate ha trascinato il Paese in una spirale di iperinflazione, povertà estrema e cronica carenza di beni di prima necessità, scatenando ondate di proteste popolari senza precedenti.

Il destino di Nicolas Maduro

Il governo di Maduro è stato al centro di pesanti accuse internazionali che ne hanno messo in discussione la legittimità democratica. Numerose organizzazioni per i diritti umani e una commissione dell’ONU hanno denunciato una repressione violenta del dissenso, citando casi di tortura e uccisioni, tanto da richiedere l’intervento della Corte Penale Internazionale. La tensione con gli Stati Uniti è adesso ai massimi storici: accusato di narco-terrorismo e traffico di cocaina, Maduro è destinatario di una taglia multimilionaria che, sotto l’amministrazione Trump, ha raggiunto la cifra record di 50 milioni di dollari. Sostenuto dai vertici militari, il leader venezuelano ha, fino a ieri, continuato a governare un Paese profondamente spaccato, tra isolamento diplomatico e una crisi umanitaria che non accenna a placarsi.

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