STILE – Il colore del passaporto non è un semplice dettaglio estetico, ma un potente simbolo di identità geopolitica e religiosa. Sebbene l’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO) stabilisca standard tecnici su dimensioni e materiali, la scelta della tinta spetta ai singoli Stati. Il bordeaux (rosso scuro) è il segno distintivo dell’Unione Europea e dei paesi che aspirano a farne parte, come la Turchia, fungendo da “marchio di fabbrica” comunitario. Al contrario, il blu domina nelle Americhe: è il colore dei paesi del Mercosur e degli Stati Uniti, che lo scelsero nel 1976 per richiamare la propria bandiera. Questi colori non servono solo a distinguere i viaggiatori ai controlli di frontiera, ma comunicano immediatamente le alleanze strategiche e la storia politica di un popolo, rendendo ogni libretto un piccolo manifesto della sovranità nazionale nel mondo.
Rosso, blu, verde o nero: come la copertina del passaporto rivela l’identità di una nazione
Le altre due grandi famiglie cromatiche, il verde e il nero, affondano le radici in tradizioni spirituali o necessità pratiche e diplomatiche. Il verde è il colore predominante nei Paesi islamici (come Arabia Saudita e Pakistan), poiché richiama la simbologia religiosa del Profeta Maometto e rappresenta la natura e la vita. Il nero, invece, è tra i più rari e prestigiosi: oltre a essere utilizzato per i passaporti diplomatici, che garantiscono immunità e privilegi, è scelto da nazioni come la Nuova Zelanda per motivi identitari (il colore nazionale degli “All Blacks”) o da Stati africani come Botswana e Zambia. Al di là del simbolismo, esiste una ragione tecnica per l’uso di tonalità scure: le copertine blu notte o bordeaux nascondono meglio i segni dell’usura e dello sporco durante i lunghi viaggi. In definitiva, quella piccola copertina è uno strumento che racconta, prima ancora di aprirlo, la collocazione di un cittadino nel complesso scacchiere globale.












