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Esportazioni di petrolio USA ai massimi storici, con il conflitto nel Golfo che altera i flussi globali

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venerdì 10 Aprile 2026
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Elezioni Ungheria e Perù: investitori in allerta per stabilità macroeconomica

LUGANO - Gli elettori ungheresi andranno alle urne il 12 aprile 2026, mentre il Perù voterà prima, l’11 aprile 2026, due appuntamenti che potrebbero...

USA-Europa, tensioni su Medio Oriente: Trump critica il supporto, NATO difende gli alleati

WASHINGTON D.C., STATI UNITI - Il presidente Donald Trump ha espresso insoddisfazione per il livello di supporto europeo in Medio Oriente. Il segretario generale...

Petrolio rimbalza: tregua fragile nel Golfo mantiene alti i rischi su Hormuz, WTI a 97,50$ (+3,3%) e Brent a 96,92$ (+2,29%)

MEDIO ORIENTE - Il petrolio rimbalza sui mercati internazionali mentre il fragile cessate il fuoco nel Golfo non garantisce la piena riapertura dello Stretto...

Tregua iniziata e già finita? Guerra in Iran, ultimi sviluppi dopo l’annuncio di Trump

MEDIO ORIENTE - La fragile tregua vacilla mentre l’Iran colpisce l’oleodotto saudita East-West, già danneggiato secondo fonti Reuters, aggravando la crisi energetica. Teheran blocca...
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Borse: l’effetto Trump svanisce, lo spettro di Hormuz gela i listini

MERCATI La fragile tregua diplomatica tra Donald Trump e Teheran non regge l’urto delle nuove tensioni in Libano, trasformando l’entusiasmo dei mercati in una brusca ritirata. Dopo il parziale recupero di capitalizzazione registrato da Piazza Affari, il clima di incertezza è tornato a dominare le Borse europee, appesantite dal rischio concreto di un nuovo blocco totale nello Stretto di Hormuz. La retorica aggressiva della Casa Bianca, che oscilla tra ultimatum militari e spiragli di accordo, mantiene i trader in una posizione difensiva: la volatilità resta ai massimi livelli mentre Wall Street viaggia sotto la parità, scontando il timore che il “cessate il fuoco” sia solo una parentesi temporanea in un conflitto destinato a riesplodere.

Petrolio sopra i 100 dollari: lo shock energetico frena la ripresa globale

Il ritorno del prezzo del petrolio sopra i 100 dollari al barile rappresenta il segnale più allarmante della giornata finanziaria di ieri. Con lo Stretto di Hormuz ancora parzialmente ostruito e le minacce incrociate tra USA e Iran che minano la stabilità delle rotte commerciali, il greggio ha ripreso la sua corsa, alimentando nuove pressioni inflattive. Nonostante gli Stati Uniti puntino al record di esportazioni per colmare il vuoto d’offerta, l’instabilità del Medio Oriente impedisce ai listini di consolidare i guadagni. Per gli investitori, il focus resta sulla tenuta diplomatica dell’asse Washington-Teheran: senza una riapertura definitiva dei passaggi marittimi, il rischio di una crisi energetica prolungata continuerà a tingere di rosso i principali indici mondiali.

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