MERCATI – La fragile tregua diplomatica tra Donald Trump e Teheran non regge l’urto delle nuove tensioni in Libano, trasformando l’entusiasmo dei mercati in una brusca ritirata. Dopo il parziale recupero di capitalizzazione registrato da Piazza Affari, il clima di incertezza è tornato a dominare le Borse europee, appesantite dal rischio concreto di un nuovo blocco totale nello Stretto di Hormuz. La retorica aggressiva della Casa Bianca, che oscilla tra ultimatum militari e spiragli di accordo, mantiene i trader in una posizione difensiva: la volatilità resta ai massimi livelli mentre Wall Street viaggia sotto la parità , scontando il timore che il “cessate il fuoco” sia solo una parentesi temporanea in un conflitto destinato a riesplodere.
Petrolio sopra i 100 dollari: lo shock energetico frena la ripresa globale
Il ritorno del prezzo del petrolio sopra i 100 dollari al barile rappresenta il segnale più allarmante della giornata finanziaria di ieri. Con lo Stretto di Hormuz ancora parzialmente ostruito e le minacce incrociate tra USA e Iran che minano la stabilità delle rotte commerciali, il greggio ha ripreso la sua corsa, alimentando nuove pressioni inflattive. Nonostante gli Stati Uniti puntino al record di esportazioni per colmare il vuoto d’offerta, l’instabilità del Medio Oriente impedisce ai listini di consolidare i guadagni. Per gli investitori, il focus resta sulla tenuta diplomatica dell’asse Washington-Teheran: senza una riapertura definitiva dei passaggi marittimi, il rischio di una crisi energetica prolungata continuerà a tingere di rosso i principali indici mondiali.

















