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sabato 21 Febbraio 2026
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Cina in Artico: la nuova via della Seta Polare e le preoccupazioni geopolitiche

ARTICO – La Cina, dal 2013 Stato osservatore del Consiglio Artico, ĆØ l’attore non artico i cui interessi economici e strategici stanno sollevando le maggiori preoccupazioni internazionali. Nel 2018, la sua Strategia Artica ha delineato una posizione che, pur asserendo il rispetto del diritto internazionale e della sovranitĆ  degli Stati artici, rivendica inequivocabilmente il diritto alla ricerca scientifica, alla navigazione, alla pesca e alla posa di cavi sottomarini in alto mare. Queste ambizioni non sono solo dichiarazioni di intenti, ma si traducono in investimenti concreti: dalla partecipazione in progetti di gas russi (come il 20% in Yamal LNG e LNG2) agli interessi nelle miniere della Groenlandia, fino alla promozione della Via della Seta Artica come rotta commerciale più breve. Questa impronta crescente di Pechino ĆØ letta da molti, in particolare dagli Stati Uniti, come parte della più ampia visione del Presidente Xi Jinping di proiettare la Cina come superpotenza mondiale. L’Artico, con le sue risorse e le nuove rotte aperte dallo scioglimento dei ghiacci, diventa cosƬ un cruciale scacchiere globale, ridefinito dalle mire cinesi di accesso e influenza.

La risposta degli USA: sicurezza e contenimento di Russia e Cina

A fronte di questa attivazione strategica di Cina e Russia nell’Artico, anche gli Stati Uniti, con i loro rilevanti interessi economici in Alaska, hanno intensificato l’attenzione verso il Nord, sopita nel periodo post-Guerra Fredda. Sebbene l’attuale approccio statunitense si basi ancora sulla cooperazione e sul mantenimento di un ordine normativo nella regione, l’allarme ĆØ scattato proprio in relazione alle azioni e motivazioni di Pechino e Mosca, percepite come la principale sfida alla sicurezza e alla prosperitĆ  americane a lungo termine. La Strategia Artica del Dipartimento della Difesa (2019) enfatizza la necessitĆ  di una maggiore presenza navale statunitense nell’Artico. In questo contesto, la ricostituzione della Seconda Flotta (2018), sebbene orientata primariamente al contrasto della Russia nell’Atlantico settentrionale, costituisce anche un mezzo efficace per esercitare pressione e deterrenza nella regione artica, riaffermando la leadership di Washington e bilanciando l’espansionismo delle potenze concorrenti.

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