BELLINZONA – Cinghiali e Peste suina africana: un virus inarrestabile?
LA PESTE SUINA IN TICINO
La Peste suina africana è alle porte del Cantone. Se e quando la malattia comparirà in Ticino, le conseguenze coinvolgeranno non solo cacciatori e allevatori di suini, ma tutti i fruitori dei boschi. Grazie alla presenza di Vittorio Guberti, veterinario epidemiologo, nonché uno dei massimi esperti di PSA in Europa, l’Ufficio del veterinario cantonale del Dipartimento della sanità e della socialità organizza una serata informativa per discutere degli interventi necessari per reagire prontamente al primo caso di PSA in Ticino. Guberti – che da anni affronta sul campo la diffusione di questo virus – e il Veterinario cantonale forniranno preziose informazioni per affrontare la situazione. Inoltre, è prevista un’ampia interazione con il pubblico, per rispondere a dubbi o richieste. La peste suina africana (PSA) è una malattia virale dei suidi (suini e cinghiali) causata da un virus della famiglia Asfaviridae, genere Asfivirus, ad esito solitamente infausto, per la quale non esistono vaccini. Gli esseri umani non sono sensibili alla malattia, che comunque è causa di gravi conseguenze socio-economiche nei Paesi in cui è diffusa.
IN SVIZZERA
I segni tipici della peste suina africana sono sovrapponibili a quelli della peste suina classica e includono febbre, perdita di appetito, debolezza, aborti spontanei, emorragie interne. I ceppi più virulenti del virus sono generalmente letali (il decesso avviene entro 10 giorni dall’insorgenza dei primi sintomi). Gli animali infettati da ceppi meno aggressivi del virus della peste suina africana possono non mostrare i tipici segni clinici. L’infezione può avvenire per contatto diretto con animali infetti, per ingestione di carni o prodotti a base di carne di animali infetti (per es. scarti di cucina) o per contatto indiretto. Nell’Africa sub-sahariana la peste suina africana è endemica. Nel 2007 si sono verificati focolai infettivi in Georgia, Armenia, Azerbaigian nonché Russia europea, Ucraina e Bielorussia. Da questi paesi la malattia si è diffusa all’Unione europea: nel 2014 sono stati segnalati i primi casi in Lituania, Polonia, Lettonia ed Estonia; nel 2017 la malattia è stata segnalata in Repubblica Ceca e in Romania; nel 2018 è comparsa in Ungheria, Romania, Bulgaria e Belgio.

















