MONDO – La Repubblica Democratica del Congo ha ufficialmente inserito la miniera di Rubaya tra gli asset strategici offerti agli Stati Uniti, una mossa che sposta l’asse della competizione globale per le materie prime critiche. Situata nel martoriato Nord Kivu, Rubaya garantisce il 15% della produzione mondiale di coltan, da cui si estrae il tantalio, componente essenziale per semiconduttori, turbine e sistemi militari. L’offerta di Kinshasa a Washington punta a rompere il quasi-monopolio della Cina, che per vent’anni ha dominato la filiera mineraria africana assicurandosi cobalto e terre rare. Per gli USA, accedere direttamente a Rubaya significa ridurre drasticamente la vulnerabilità strategica verso Pechino, integrando una risorsa vitale in una catena di approvvigionamento occidentale protetta. Con un investimento stimato tra 50 e 150 milioni di dollari, gli Stati Uniti potrebbero modernizzare il sito estrattivo, trasformando una risorsa grezza in un vantaggio tecnologico decisivo nella nuova guerra fredda digitale e garantendosi il controllo su un elemento che definisce oggi la potenza industriale e bellica di ogni nazione moderna.
La strategia di Kinshasa per coinvolgere Washington nel conflitto del Nord Kivu e assicurarsi protezione
Tuttavia, il valore dell’operazione supera i confini del mercato per entrare nel campo della geopolitica militare. Attualmente, la miniera di Rubaya è sotto il controllo dei ribelli dell’M23, sostenuti dal Ruanda, che ne traggono profitti per circa 800.000 dollari al mese attraverso il contrabbando. Offrendo agli USA un sito che non controlla materialmente, il presidente Félix Tshisekedi punta a trasformare Washington nel garante della sicurezza regionale. Il messaggio è chiaro: per ottenere il tantalio, gli Stati Uniti devono contribuire a stabilizzare l’area, contrastando l’influenza rwandese e i gruppi armati. Questa strategia di “sicurezza in cambio di risorse” riflette la drammatica realtà del Congo orientale, dove il conflitto non è ideologico ma puramente geoeconomico. Mentre le potenze mondiali si contendono il futuro tecnologico nei giacimenti del Nord Kivu, il paradosso resta lo sfruttamento dei minatori locali. Se l’accordo andrà in porto, il sottosuolo diventerà il nuovo scudo di Kinshasa, spostando il campo di battaglia globale dalle basi militari ai siti estrattivi di importanza vitale.













