EUROPA – L’Unione Europea ha iniziato a limitare in modo informale la condivisione di informazioni sensibili con l’Ungheria, un adattamento progressivo dettato dalla fiducia sempre più fragile verso Budapest. Secondo quanto confermato da fonti diplomatiche, non si tratta di una sanzione formale, ma di una strategia di tutela per evitare che dati riservati finiscano a Mosca. Il sospetto, alimentato anche da recenti ricostruzioni del Washington Post sui contatti costanti tra il ministro Szijjártó e il Cremlino, ha spinto Bruxelles a circoscrivere i canali informativi ufficiali. Persino il premier polacco Donald Tusk ha evocato timori di “lunga data” sulla possibilità che Budapest riferisca alla Russia i contenuti delle riunioni europee più delicate.
Meno interlocutori, meno rischi: l’Ue isola l’Ungheria
Il risultato di questa diffidenza è una diplomazia che si riorganizza in “formati ristretti”, escludendo i partner ritenuti non allineati sul dossier ucraino. Incontri operativi tra gruppi come il Triangolo di Weimar, i Paesi Baltici o la Joint Expeditionary Force stanno diventando la prassi per discutere senza filtri. In questi contesti informali, la sicurezza viene garantita riducendo il numero di partecipanti: un metodo che permette di coordinare le strategie militari ed energetiche lontano da occhi indiscreti. Mentre l’Ungheria respinge ogni accusa definendola infondata, il precedente del vertice Nato di Vilnius sembra ormai fare scuola: nei consessi ufficiali si parla il minimo indispensabile, rinviando i passaggi cruciali a tavoli paralleli e blindati.




