MONDO – Il governo di Cuba ha riaffermato la propria disponibilità a instaurare un dialogo costruttivo con gli Stati Uniti, ponendo tuttavia un limite invalicabile: l’intangibilità del proprio sistema politico e sociale. Il viceministro degli Esteri, Carlos Fernández de Cossío, in una recente intervista alla CNN, ha chiarito che l’isola è pronta a una distensione diplomatica “significativa”, a patto che non si pretenda di negoziare la struttura costituzionale del Paese. Questa posizione giunge come risposta diretta alle pressioni di Washington, in particolare dopo le dichiarazioni del Segretario di Stato Marco Rubio su un possibile cambio di regime. De Cossío ha ribadito con fermezza che, così come Cuba non mette in discussione la realtà economica o politica americana, gli USA devono rispettare la sovranità cubana, escludendo categoricamente che il governo “castrista” possa cedere su questioni di politica interna.
Diplomazia ferma: tra scambi di messaggi e tensioni latenti
Nonostante l’apertura formale, la strada verso una normalizzazione dei rapporti appare ancora lunga e complessa. Al momento, il viceministro ha confermato che non esiste un vero e proprio tavolo bilaterale permanente, limitando i contatti a sporadici “scambi di messaggi” tra i vertici dei due governi. La tensione resta alta poiché L’Avana percepisce le recenti affermazioni dell’amministrazione statunitense come un’ingerenza indebita. Per Cuba, la priorità resta la rimozione delle sanzioni economiche e il riconoscimento della propria autonomia, mentre per gli Stati Uniti il tema dei diritti civili e del pluralismo politico rimane il nodo centrale. In questo scenario di stallo diplomatico, il messaggio dell’Avana è chiaro: la pace e la cooperazione sono possibili solo su una base di reciproco rispetto, senza precondizioni che minaccino l’attuale assetto di potere dell’isola caraibica.












