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Dai dazi di Trump non si salva neanche l’auto europea

EUROPA –Ā L’industria automobilistica europea ha evitato il peggio con l’accordo sui dazi tra UE e Stati Uniti, ma il sollievo ĆØ solo parziale. L’accordo raggiunto con la UE sui dazi al 15% si applicherĆ  anche alle auto, un compromesso che rappresenta una vittoria di Pirro per i produttori del Vecchio Continente. Rispetto alle tariffe del 27,5% inizialmente minacciate da Trump, il 15% può sembrare accettabile, ma la realtĆ  ĆØ ben diversa: prima del ritorno del tycoon alla Casa Bianca, i dazi sulle auto europee erano appena del 2,5%. L’Acea, l’associazione europea dei costruttori di automobili, ha definito la situazione una “distensione” in un contesto di “grave incertezza”, sottolineando però l’impatto negativo che queste tariffe avranno su tutto il settore. Il mercato automobilistico transatlantico, che vale quasi 39 miliardi di euro per le sole esportazioni UE verso gli USA, si trova ora a dover affrontare una nuova realtĆ  commerciale decisamente più onerosa.

Volkswagen e i colossi tedeschi i più esposti alle nuove tariffe

La Germania emerge come il paese più vulnerabile alle nuove politiche daziarie americane, essendo responsabile di oltre due terzi delle esportazioni automobilistiche europee verso gli Stati Uniti. Volkswagen si posiziona tra i principali esportatori verso il mercato americano, rendendo il gruppo tedesco particolarmente esposto agli effetti delle nuove tariffe. Con circa 758mila automobili esportate dall’UE verso gli USA nel 2024, l’impatto economico del passaggio dal 2,5% al 15% di dazi rappresenta un aumento di costi significativo che inevitabilmente si ripercuoterĆ  sui prezzi finali e sulla competitivitĆ  dei brand europei. L’accordo, pur evitando lo scenario peggiore del 25-30% inizialmente ventilato da Trump, costringe comunque l’industria automotive europea a rivedere le proprie strategie commerciali per il mercato statunitense. Il deficit commerciale di 236 miliardi di dollari tra USA e UE, secondo dopo quello con la Cina, dimostra quanto sia strategico questo settore nelle tensioni commerciali tra le due sponde dell’Atlantico.

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