FOCUS – L’avventura dell’oro nero in Medio Oriente ebbe inizio ufficialmente nell’aprile 1909 con la fondazione della Anglo-Persian Oil Company (APOC). La società nacque in seguito alla storica scoperta del giacimento di Masjed-e Soleyman, resa possibile dalla concessione ottenuta nel 1901 da William Knox D’Arcy. Nonostante le difficoltà finanziarie iniziali, l’intervento della Burmah Oil e il supporto del Tesoro britannico permisero di consolidare un’impresa che avrebbe cambiato gli equilibri geopolitici mondiali. Nel 1913, con l’apertura della raffineria di Abadan, la produzione divenne industriale, spingendo Winston Churchill a nazionalizzare parzialmente l’azienda per garantire il combustibile necessario alla flotta britannica.
La storia della prima compagnia petrolifera in Medio Oriente e l’ascesa della British Petroleum
Parallelamente all’espansione estrattiva, l’APOC assorbì la rete commerciale della British Petroleum, marchio originariamente tedesco espropriato durante la Grande Guerra. L’evoluzione della compagnia seguì di pari passo i mutamenti politici dell’area: nel 1935, seguendo il cambio del nome dello Stato da Persia a Iran, la società divenne AIOC. Solo nel 1954, dopo decenni di tensioni e rinegoziazioni sui diritti di sfruttamento di un territorio vasto migliaia di chilometri quadrati, il gruppo assunse la denominazione definitiva di British Petroleum (BP). Oggi, l’attuale BP plc rappresenta l’eredità diretta di quel primo pioniere che, oltre un secolo fa, scommise sulle sabbie persiane trasformandole nel cuore energetico del pianeta.














