STILE – L’invecchiamento delle cellule umane non è un processo casuale, ma ha origine in una trasformazione strutturale del nucleo. Uno studio dell’Istituto Paul Scherrer (PSI), pubblicato su PNAS, ha rivelato che con il passare degli anni la cromatina — la forma compattata del DNA — subisce alterazioni morfologiche profonde. Analizzando fibroblasti di individui di diverse età, il team guidato da G.V. Shivashankar ha osservato che nelle cellule anziane la cromatina tende ad “aprirsi”, rendendo accessibili sequenze genetiche che dovrebbero restare silenti. Questa perdita di precisione impedisce alla cellula di rispondere correttamente agli stimoli esterni, compromettendo funzioni vitali come la riparazione dei tessuti.
I ricercatori del PSI scoprono come la forma del DNA influenzi le patologie senili
Il cuore del problema risiede nell’espressione genica errata: quando la struttura tridimensionale del genoma si altera, la cellula non riesce più a produrre le proteine necessarie e attiva invece processi potenzialmente dannosi. Se nelle cellule giovani la risposta ai segnali biochimici è elastica e precisa, in quelle vecchie appare attenuata e rigida, favorendo l’insorgere di malattie croniche o tumori. La scoperta apre però scenari incoraggianti: i ricercatori puntano ora a utilizzare l’intelligenza artificiale per identificare precocemente queste alterazioni, con l’obiettivo di sviluppare terapie capaci di “rimodellare” la cromatina e restituire alle cellule una funzionalità giovanile.




