EUROPA – La difesa europea si trova davanti a un bivio critico: l’integrazione di sistemi di sicurezza di nuova generazione richiede un consumo di elettricità senza precedenti. Se da un lato droni e infrastrutture digitali spingono verso l’elettrificazione, dall’altro questo aumento della domanda rischia di far esplodere le bollette energetiche e creare nuove vulnerabilità . Attualmente, il settore dipende per il 52% dal petrolio, una risorsa che l’Europa deve importare quasi totalmente, a differenza degli Stati Uniti che godono di autonomia estrattiva. Questa asimmetria non è solo economica, ma geopolitica, poiché l’agenda sostenibile di Bruxelles si scontra con una NATO ancora ancorata ai combustibili fossili.
La transizione energetica militare scontra l’agenda Green con le necessità della NATO
Il passaggio al clean-tech militare appare come l’unica via per l’autonomia strategica, ma il percorso è disseminato di ostacoli. La produzione di tecnologie verdi richiede materie prime critiche su cui la Cina detiene un vantaggio competitivo quasi monopolistico. Senza un massiccio piano di investimenti e una strategia comune per la raffinazione interna, l’UE rischia di scambiare la dipendenza dal greggio con quella dalle forniture tecnologiche orientali. In un contesto dove Donald Trump spinge per una difesa tradizionale, conciliare gli standard ecologici europei con l’operatività dell’Alleanza Atlantica diventa una sfida diplomatica e industriale di portata storica.




