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Economia: chi ha vinto, chi ha perso e chi chiuderà il gap? Il rischio “concentrazione” a Wall Street

ECONOMIA – Chi ha vinto, chi ha perso e chi chiuderà il gap? Il rischio “concentrazione” a Wall Street.

di LIVIO SPADARO – FRAME ASSET MANAGEMENT

SCENARIO « NO RECESSION » PRENDE CONSENSO, INVESTITORI PIÙ ATTENTI AL PICKING

I mercati finanziari stanno iniziando a pensare che lo scenario di « no recession » possa avvere una buona probabilità di realizzazione. I gestori di fondi globali intervistati da Bank of America, per la prima volta dall’Aprile 2022 non prevedono una recessione nei prossimi 12 mesi. Interessante notare che non «sale tutto» ma piuttosto che gli investitori nel primo mese dell’anno hanno selezionato dei temi. A Gennaio, infatti, MegaCap, Tech, farmaceutico legato al tema obesità, il settore delle spedizioni sono stati i temi che hanno reso maggiormente (oltre il 5%) mentre Cina, rinnovabili, Tech non profittevole, settori Bitcoin sensitive hanno performato negativamente per oltre il 10%. Tuttavia, il tema della concentrazione inizia ad essere uno dei maggiori rischi di mercato attuali. La Wall Street di oggi, in questi termini, inizia ad assomigliare a quella del 2000 e del 1929 dato che i primi 5 titoli dell’indice S&P500 rappresentano il 25% della capitalizzazione di mercato dell’intero listino statunitense. Non solo, il recente picco sui massimi del 2001 dell’EuroStoxx 50 è stato guidato dalle 2 maggiori azioni tecnologiche europee : SAP ed ASML Holding (che insieme compongono quasi il 10% di peso dell’indice).

L’ECONOMIA AMERICANA

Si puòquindi affermare che c’è una generale predisposizione agli asset di rischio anche se con una maggiore sensibilità nel picking settoriale che rimane comunque sbilanciato sui titoli Big Tech. Una ragione c’è, il settore è quello che ha dimostrato di continuare a macinare ricavi e margini rispetto alle società degli altri settori economici ed anche per il fatto che nell’ultima tornata di trimestrali sono stati riportati i margini di profitto netto più bassi da oltre 3 anni. L’economia americana è quella che sta dimostrando una maggiore resilienza sostenuta da: condizioni finanziarie favorevoli, ingenti stimoli fiscali che tendono a sterilizzare l’operato della banca centrale e un mercato del lavoro solido che si sta normalizzando in termini di aperture di nuovi posti di lavoro (cioè non si sta distruggendo occupazione). Tutte queste forze, finché avranno benzina per agire, difficilmente permetteranno l’innesco di una recessione negli USA, di qui la ragione per cui gli investitori sono propensi ad acquistare asset di rischio prevalentemente americani.

L’INFLAZIONE?

Tuttavia, bisognerà valutare se la buona salute dell’economia americana non verrà offuscata dall’andamento del resto del mondo tra una Cina che non riesce a ristabilire una sostenuta ripresa economica (e con l’avvicinarsi delle elezioni US che potrebbe innescare nuove tensioni Pechino-Washington), un’Europa a «due velocità» e comunque in stagnazione ed il Giappone e il Regno Unito in recessione tecnica il percorso di «no recession» è pieno di insidie. E l’inflazione? Senza una recessione è improbabile che questa torni sui livelli desiderati dalle banche centrali, considerando anche le tensioni geo-politiche internazionali ed i problemi alla catena di approvvigionamento nel Mar Rosso la battaglia all’inflazione ancora non è lungi dall’essere vinta. I mercati hanno rivisto le prospettive di taglio dei tassi ma se l’economia risulta piu’ solida di quanto atteso questo tende a premiare l’azionario e l’obbligazionario ad alto rendimento a svantaggio degli asset più difensivi e dei bond con duration più lunga. Se si guarda alla Storia, a breve ci si può aspettare una correzione degli indici azionari, visto che il 2024 è un anno elettorale globalmente

IL FUTURO

Tuttavia, allo stato attuale eventuali correzioni sono da vedere ancora come occasioni di acquisto almeno finché non si inizieranno a intravedere segnali di reale peggioramento dell’economia (utilizzando come benchmark l’economia americana) o di un aumento sostenuto dell’inflazione (opzione ancora sul tavolo). Shock esogeni sono difficili da prevedere, ma viste le numerose variabili in essere dal punto di vista geo-politico (USDJPY rappresenta un buon barometro di rischio) e settoriale (come le difficoltà del Real Estate commerciale statunitense o dello shadow banking cinese), essi devono essere tenuti in considerazione. È probabile che nel breve l’azionario Quality Growth venga privilegiato con un ri-emergere dell’interesse per il Value viste le prospettive sugli utili migliori di quest’ultimo dal punto di vista azionario. Sull’obbligazionario la view resta di mantenere una preferenza per titoli con duration massima di 2-3 anni potendo contare anche sui rendimenti offerti dall’obbligazionario High Yield. L’obbligazionario dei Paesi emergenti potrebbe rappresentare un’occasione interessante se si dovessero concretizzare le possibilità di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve.

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