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Economia: il punto sugli USA di Michele de Michelis

LUGANO – Economia: il punto sugli USA di Michele de Michelis.

di MICHELE DE MICHELIS FRAME ASSET MANAGEMENT

L’ECONOMIA NEGLI USA TRA MERCATO E LAVORO

Quando ero ragazzo e giocavo a calcio, a fine luglio solitamente mi toccava andare a fare il ritiro di pre-campionato. Era una tappa fissa che scandiva la mia vita da sportivo, eppure ogni volta era sempre dura lasciare gli amici, l’estate e tutti i divertimenti ad essa connessi.Ā Questo per dirvi come mi sento anche adesso, in questo giugno 2023, nel vedere la festa sui mercati azionari che prosegue senza interruzione, con il sottoscritto che ha deciso di non prendervi parte dopo aver valutato tutti i pro e i contro (anche se sotto sotto vorrei esserci pure io). Andiamo allora a valutare questi pro e contro, facendo una sorta di esercizio di ripasso che non fa mai male. Prima di tutto, partiamo dai multipli dell’indice Standard & Poor’s, che ĆØ più diversificato rispetto al Nasdaq. Non sono certo livelli che si riscontrano ad inizio di un nuovo ciclo rialzista e soprattutto con i tassi dei governativi a breve oltre il 5 per cento. Tutto possiamo dire tranne che in questo momento si venga remunerati adeguatamente per il rischio.

I “tori” convinti, da parte loro, asseriscono che la Corporate America goda di ottima salute, sostenuta dai consumatori e da un mercato del lavoro che nonostante la tanto temuta recessione, rimane ancora forte. Tutto vero, certo, però non dobbiamo dimenticare che l’enorme quantitĆ  di risparmio accumulata negli Stati Uniti durante il periodo Covid (pari a circa 2,1 triliardi) si ĆØ ridotta di 1,6 triliardi marciando, e con essa i consumi, verso una faticosa normalizzazione. Inoltre, il mercato del lavoro comincia a dare qualche, seppur minimo, segnale di cedimento, mentre gli utili delle aziende verranno probabilmente impattati da costi di finanziamento più alti. Non risentiamo ancora degli effetti dei rialzi dei tassi perchĆØ le aziende hanno in cassa tuttora moltissima liquiditĆ  (raccolta quando il costo del denaro era basso e gli spread ai minimi), motivo per cui adesso stanno aspettando migliori condizioni per tornare sul mercato.

MA DAVVERO TROVEREMO DI MEGLIO NEL PROSSIMO FUTURO?

Io non ne sarei cosƬ sicuro, visto che le banche presteranno sempre meno (le banche regionali per ovvi motivi di bilancio, le grandi per l’innalzamento dei ratios richiesti dai regulators) mentre sul mercato dei capitali, se la Federal Reserve dovesse abbassare i tassi, considerando che Powell continua a sostenere di non aver neanche finito con i rialzi, lo farebbe in quanto sorpreso dall’avvento di una brutta recessione e in quel caso probabilmente gli spread si allargherebbero in ogni caso, andando ad elidere il beneficio del ribasso dei tassi.

Qualcuno potrĆ  obiettare e dire che la recessione, che sembrava dovesse arrivare nel secondo trimestre di quest’anno, in realtĆ  non si ĆØ ancora vista. Vero. Tuttavia, occorre ricordare che si partiva da un livello di stimoli fiscali e monetari (2020-21) estremamente elevato, con la banca centrale che ha dovuto sospendere il drenaggio della liquidita (il tightening, contrario dell’easing), prima per i noti problemi delle banche regionali USA e poi per l’empasse sul debt ceiling, anche se adesso sembra decisa a riprenderlo. Pertanto, l’economia americana, dopo aver beneficiato negli anni in maniera importante di tutta questa liquiditĆ  a buon mercato, si ĆØ ritrovata con la cassa piena e al momento continua a beneficiare di questa ā€œinerziaā€ pur ritrovandosi a fine corsa.

Gli ottimisti sostengono che, una volta esauritasi la corsa, la Federal Reserve tornerĆ  subito accomodante per ripristinare il ā€œgoldilocksā€, ovvero una leggera discesa che ti consente di pedalare senza faticare più di tanto. Io non ci scommetterei, però, perchĆ© ĆØ stato proprio l’eccesso di ā€œscivoliā€ offerti all’economia che ci ha portati in questa situazione, ovvero con Main Street al servizio di Wall Street e non il contrario, come dovrebbe essere. Motivo per cui adesso Powell e soci sono molto più attenti ai livelli dell’inflazione che non al valore degli indici di Borsa, perchĆ© l’inflazione oltre certi limiti distrugge la ricchezza del cittadino medio.

E IL VECCHIO CONTINENTE?

Anche in Europa i dati usciti nell’ultima settimana non sono stati molto confortanti, visto che sia il manifatturiero che i servizi sono in contrazione e la Lagarde sostiene che alzerĆ  ancora i tassi aĀ Ā luglio.Ā Non proprio una bella situazione se pensiamo che il Dax si trova sui massimi e la Germania ha giĆ  affrontato una recessione tecnica questo inverno.Ā Di fronte a tutto questo, pertanto, viene da chiedersi non tanto “se“, piuttosto “quandoā€ si verificherĆ  la tanto attesa recessione.Ā Ed ecco, pertanto, perchĆØĀ preferisco rimanere sottopesato di risky assetĀ nonostante veda gli altri che continuano a divertirsi.

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