EUROPA – L’Unione Europea intensifica la sua strategia di indipendenza energetica da Mosca, con il Parlamento Europeo che preme per un’uscita dal gas russo ben più rapida di quanto previsto dalla Commissione. In una mossa decisa, le commissioni competenti hanno votato per anticipare la fine delle forniture ordinarie al 1° gennaio 2026, un anno prima della scadenza originaria. Il diktat degli eurodeputati, espresso con unāampia maggioranza (83 voti a favore), stabilisce inoltre la chiusura di tutte le forme contrattuali in essere, eliminando le “scappatoie” e le deroghe che fino ad oggi hanno permesso a Paesi come l’Ungheria e, soprattutto, la Slovacchia di mantenere i loro legami con Gazprom. L’ambizione ĆØ chiara: non importare più “una sola molecola” di gas russo, interrompendo cosƬ una fonte di finanziamento che, dalla guerra in Ucraina, ha fruttato alla Russia oltre 210 miliardi di euro. L’accelerazione mira a colmare l’evidente paradosso di nazioni che, pur sostenendo Kiev, continuano a foraggiare le casse del Cremlino attraverso l’acquisto di combustibili fossili.
Taglio al gas russo
La stretta del Parlamento Europeo ha innescato una dura reazione da parte della Slovacchia, uno dei Paesi più dipendenti e finora tutelato dalle eccezioni. Il Parlamento di Bratislava ha inviato un parere motivato alla commissione ITRE, accusando la proposta di “superare i poteri” previsti a livello degli Stati membri. La vera accusa politica, tuttavia, ĆØ che l’organo esecutivo dell’UE stia intenzionalmente cercando di “aggirare le competenze” riservate alla Politica estera e di sicurezza comune (PESC) al solo fine di evitare l’uso del veto da parte di alcuni Stati membri in sede di Consiglio europeo. Parallelamente a questo scontro politico interno, l’Eurocamera rilancia la lotta contro le triangolazioni e la cosiddetta “flotta ombra”. Il nuovo rapporto introduce, infatti, obblighi di certificazione di origine per gli oleodotti e stringenti controlli trimestrali sulla provenienza del gas importato, con l’obiettivo di bloccare l’afflusso di gas russo mascherato da forniture provenienti da Paesi terzi.













