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Gaza e il “Board of Peace”: Trump lancia da Washington il piano di ricostruzione

WASHINGTON – L’inaugurazione del Board of Peace a Washington segna una svolta impressa dalla presidenza Trump nella gestione della crisi a Gaza, delineando un organismo di potere senza precedenti che punta alla stabilizzazione della Striscia. Durante il vertice all’Institute of Peace, il leader statunitense ha ufficializzato lo stanziamento di 10 miliardi di dollari da parte degli USA, affiancati da altri 7 miliardi garantiti da una coalizione di nove Paesi, tra cui Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Nonostante l’Onu contribuisca con 2 miliardi per l’assistenza umanitaria, resta marcato il divario con i 70 miliardi ritenuti necessari dalle Nazioni Unite per una ricostruzione integrale. Il Board, che Trump descrive come un ente di supervisione volto a rendere efficiente l’operato dell’Onu stessa, ha raccolto l’adesione di circa 50 nazioni, sebbene pesino le assenze di Russia e Cina e il profilo di osservatori mantenuto da gran parte dell’Europa, Italia compresa, per dubbi sulla trasparenza statutaria del piano.

Sicurezza e schieramento militare: il ruolo della ISF e il nodo Hamas

Sul fronte operativo, la strategia per il dopo-tregua poggia sulla International Stabilization Force (ISF), una forza multinazionale che vedrà il contributo di soldati e agenti da Marocco, Kazakistan, Kosovo, Albania e Indonesia, con quest’ultima pronta a schierare fino a 8.000 uomini. Il quartier generale della missione partirà da Rafah, con l’obiettivo ambizioso di addestrare 12.000 nuovi poliziotti e dispiegare un contingente totale di 20.000 militari. Al centro del progetto logistico emerge anche l’indiscrezione del Guardian su una base militare statunitense nel sud di Gaza estesa per oltre 1,4 km². Mentre il Segretario di Stato Marco Rubio avverte che l’unica alternativa al piano è il ritorno al conflitto, resta l’incognita Hamas: il movimento palestinese reclama la fine totale dell’aggressione e il diritto all’autodeterminazione, scontrandosi con l’ultimatum di Trump sulla smilitarizzazione forzata, pena “punizioni durissime“.

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