EUROPA – Il governo tedesco, guidato dalla necessità di rispondere alla nuova instabilità europea, ha avviato un ambizioso piano di modernizzazione della Bundeswehr che prevede investimenti record e il ripristino parziale della leva. Dal 2026, i diciottenni sono chiamati a dichiarare la propria disponibilità al servizio militare volontario, un tassello fondamentale della cosiddetta Zeitenwende. Tuttavia, questa “svolta epocale” si scontra con una cultura strategica profondamente radicata nel pacifismo post-bellico. Il rischio concreto è che l’incremento di mezzi e budget non sia accompagnato da un reale supporto popolare: se la Germania punta a diventare una guida nella difesa europea, deve prima colmare il divario tra le ambizioni geopolitiche e una società che ha interiorizzato la pace come un valore assoluto e garantito.
La Zeitenwende alla prova del consenso sociale e generazionale
Le statistiche recenti evidenziano una frattura demografica netta: mentre le generazioni più anziane sostengono il ritorno al dovere militare, l’86% dei giovani tra i 18 e i 28 anni si dichiara indisponibile al servizio. Questa resistenza, culminata in numerose proteste studentesche, riflette il rifiuto di una narrazione che vuole la società nuovamente kriegsbereit (pronta alla guerra). La sfida per il Bundestag non è solo logistica o economica, ma culturale. Integrare la deterrenza militare in una democrazia nata dal ripudio della forza richiede un dialogo profondo che non può essere imposto per legge, pena la creazione di una potenza militare dotata di armamenti moderni, ma priva del consenso sociale necessario a renderla credibile nel lungo periodo.














