TORINO – La riproduzione in scala 1:168 della Mole Antonelliana, alta 1 metro, è il progetto che definisce l’identità di Hiki3D: un modello completamente ridisegnato in Fusion 360, stampato con BambuLab H2C in tre sezioni più la guglia, usando quasi 6 kg di PETG per 114 ore di stampa. Un lavoro che dimostra come la startup trasformi architetture complesse in manufatti tecnici pronti per l’esposizione o l’integrazione in progetti professionali, unendo precisione ingegneristica e capacità produttiva.
Manifattura additiva come leva industriale
Hiki3D opera con un approccio attivo e ingegneristico: analisi delle sollecitazioni, scelta dei materiali, ottimizzazione delle geometrie e verifica funzionale. La stampa 3D diventa parte della catena del valore industriale, non solo strumento creativo. Accanto ai componenti tecnici, il team sviluppa anche micro‑oggetti creativi come portachiavi e fidget, utili per prototipazione rapida e branding. La scelta di puntare su una clientela internazionale nasce dalla maturità dei workflow esteri, dove la manifattura additiva è già integrata nei processi di sviluppo prodotto.
Hiki3D, startup snella con visione globale
Fondata da Lucia Grassetto Carrari e Simone La Loggia, Hiki3D combina CAD avanzato, stampa 3D industriale e competenze ingegneristiche per trasformare idee in parti funzionali pronte per la produzione. Il nome, ispirato in chiave simbolica al concetto di isolamento creativo, rappresenta un luogo mentale di concentrazione estrema: un laboratorio dove il focus tecnico diventa valore industriale. L’obiettivo è chiaro: diventare partner agile per aziende e professionisti nella progettazione e nella manifattura additiva.
© hoinews.ch, riproduzione riservata
















