FIRENZE – I Macchiaioli e il realismo nell’Italia della seconda metà dell’800.
UN MOVIMENTO DI GIOVANI PATRIOTTICI
Il movimento dei Macchiaioli è considerato tra i più importanti dell’Ottocento internazionale. Nato a Firenze dalla passione di alcuni artisti che dal 1856 si incontravano per scambiarsi idee innovative sulla pittura al caffè Michelangiolo, vicino alla locale Accademia. Il termine apparve per la prima volta con accezione ironica nel 1862 sul giornale conservatore “Nuova Europa”, in occasione di un’esposizione di ‘macchie’ ovvero “paesaggi eseguiti con accentuazione del chiaroscuro, e colore dato a macchia”. Dodici giovani che provenivano da situazioni differenti ma con un comune sentimento patriottico, che erano decisi a sovvertire le vecchie regole accademiche che limitavano la creatività dell’artista. Tra i principali artisti che ne fanno parte ricordiamo Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Giuseppe Abbati, Cristiano Banti, ma anche Giovanni Boldini, Giuseppe de Nittis e Federico Zandomeneghi. Le opere più famose sono quelle a tema agreste, ma anche opere di stampo storico, ritratti e scene di genere. All’epoca erano molti i giovani che aspiravano a fare il Grand tour, viaggio di formazione culturale. Pertanto Firenze alla metà dell’Ottocento diviene la meta di molti artisti stranieri che se ne innamorano spesso scegliendola come seconda casa.
A FIRENZE
Nel 1850 infatti conta 50.000 abitanti e dispone di prestigiosi musei e biblioteche. È già allora una città a misura d’uomo e cosmopolita allo stesso tempo che diventa grande fonte d’ispirazione per i più grandi artisti del Rinascimento. Tra i loro sostenitori c’è Diego Martelli, intellettuale e critico di respiro europeo, che li aiuta anche economicamente, riunendoli spesso nella sua tenuta di Castiglioncello. I Macchiaioli trovano così il luogo ideale per la nuova idea di pittura, che abbandona il tradizionale chiaroscuro e la prospettiva classica per ottenere effetti di resa atmosferica attraverso una controllata stesura a macchie di colori intrisi di luce ed ombra. I Macchiaioli dipingono all’aria aperta. Non utilizzano la linea di contorno e il disegno preliminare e vogliono rappresentare la realtà secondo le leggi della visione ottica affidandosi ad un utilizzo sapiente dei colori, spesso a chiaroscuri sovrapposti. Fattori nel 1859, ritrae dal vivo un drappello delle truppe francesi al Pratone delle Cascine a Firenze. Alla luce del sole ne studia le sagome e le divise fissandole sulla piccola tavola in un gioco di magistrali chiaroscuri. In seguito ai primi tentativi dell’artista anche Cabianca, Banti e Signorini si cimentano nella nuova esperienza che si evolve nel tempo con la resa della luce che diviene elemento vitale del quadro. Rendendo le opere più adatte ai tempi tendendo al realismo. Poco compresi all’epoca hanno poi goduto di una grandissima riabilitazione postuma, diventando tra i pittori italiani più popolari e premiati dal mercato.













