EUROPA – L’anno 2025 ha segnato una metamorfosi profonda per l’Unione Europea, caratterizzata da una polarizzazione politica senza precedenti e da una ridefinizione delle alleanze interne. Al centro dell’agenda europea è tornato il tema dell’allargamento UE, con Montenegro e Albania in pole position per un ingresso che invertirebbe la rotta dopo anni di stasi. Tuttavia, la stabilità comunitaria è stata messa alla prova dal declino dell’asse franco-tedesco: l’insediamento di Friedrich Merz in Germania e le continue crisi di governo in Francia hanno indebolito la storica guida del blocco. Parallelamente, il Parlamento Europeo ha visto lo spostamento del baricentro verso destra, con il PPE sempre più propenso a collaborare con le forze sovraniste di ECR e PfE. Sul fronte internazionale, il ritorno di tensioni commerciali con l’amministrazione Trump ha costretto Bruxelles a complessi negoziati sui dazi, mentre la Commissione guidata da Ursula von der Leyen ha dovuto superare ben tre mozioni di censura, confermando una leadership resiliente ma costantemente sotto assedio.
Unione Europea: dal nuovo Green Deal alla difesa comune
Sul piano delle riforme strutturali, il 2025 dell’UE è stato l’anno del pragmatismo economico e della sicurezza. La Commissione ha introdotto i pacchetti “Omnibus” per semplificare la burocrazia e favorire la competitività, mentre il Green Deal europeo è stato parzialmente rivisto per concedere maggiore flessibilità alle imprese, aprendo ai biocarburanti. Un pilastro fondamentale è stato rappresentato dalla difesa comune, con il varo del fondo SAFE da 150 miliardi per potenziare l’industria bellica sovranazionale. Per l’Italia, l’anno è stato positivo sul fronte del PNRR, con l’incasso di rate cruciali che hanno portato i finanziamenti ottenuti a oltre due terzi del totale. Non sono mancate le sfide sociali, come la crisi abitativa discussa per la prima volta dai capi di Stato, e la svolta rigorista sui rimpatri dei migranti, ispirata al “modello Albania”. Nonostante le ombre di nuovi scandali diplomatici e di corruzione, l’integrazione ha fatto passi avanti significativi con l’ingresso di Romania e Bulgaria nell’Area Schengen e la marcia della Bulgaria verso l’Eurozona nel 2026.













