ECONOMIA – Il mercato delle criptovalute ha vissuto una fase iniziale di slancio, con Bitcoin che ha superato i 93.000 dollari, sostenuto dall’ottimismo degli investitori e dalla debolezza del dollaro. Questo rally ha riacceso l’interesse verso gli asset digitali, spinto anche dalla crescente ricerca di alternative ai mercati tradizionali. Tuttavia, le tensioni geopolitiche hanno presto cambiato lo scenario: l’annuncio dei dazi da parte di Donald Trump ha generato un’ondata di vendite, con Bitcoin che ha perso l’8% in un solo giorno, scendendo sotto la soglia dei 93.000 dollari. La paura di una guerra commerciale ha infatti rafforzato il dollaro, penalizzando gli asset più rischiosi come le criptovalute.
Crollo e instabilità: gli ostacoli alla crescita di Bitcoin
Il quadro si è ulteriormente complicato ad aprile, quando Bitcoin è crollato fino a 77.000 dollari in seguito all’effettiva applicazione dei dazi. Solo dopo la sospensione temporanea delle tariffe da parte di Trump i mercati hanno mostrato segnali di ripresa, con Bitcoin che è risalito a 83.000 dollari. Tuttavia, la volatilità resta alta. Un grave attacco hacker all’exchange Bybit ha scosso la fiducia degli investitori, rappresentando la più grande rapina di criptovalute mai registrata. A ciò si aggiungono i deflussi dai Bitcoin ETF, causati dalle incertezze regolatorie, che continuano ad alimentare pressioni ribassiste sul prezzo. In questo contesto, la stabilità del mercato delle criptovalute resta fragile e soggetta a continui shock esterni.




