SVIZZERA – La Svizzera sta vivendo una trasformazione senza precedenti nel suo approvvigionamento energetico, segnando un nuovo primato storico: nel 2025, le importazioni di petrolio dagli Stati Uniti hanno raggiunto 1,5 milioni di tonnellate, per un valore di 691 milioni di franchi. Questo volume, in crescita dellā8% rispetto all’anno precedente, consolida Washington come il principale partner commerciale della Confederazione per l’oro nero. Tutto il greggio d’oltreoceano confluisce verso la raffineria di Cressier, nel Canton NeuchĆ¢tel, lāunico impianto di questo tipo ancora operativo sul suolo elvetico. Qui, il petrolio americano viene trasformato in benzina e diesel, alimentando quotidianamente i serbatoi di migliaia di automobilisti svizzeri che, spesso ignari dell’origine del carburante, fanno affidamento sulla produzione statunitense.
Dagli Stati Uniti a Cressier: la nuova geografia del petrolio
Questo scenario era impensabile solo dieci anni fa, quando gran parte delle esportazioni di greggio dagli USA erano ancora proibite. Il divieto, introdotto negli anni ’70 a seguito della crisi petrolifera, ĆØ rimasto in vigore per oltre quarant’anni per garantire la sicurezza energetica interna americana. La svolta ĆØ arrivata nel 2015, grazie all’esplosione tecnologica del fracking che ha permesso agli Stati Uniti di aumentare massicciamente la produzione, portando alla revoca delle restrizioni. In soli tre anni, gli USA hanno scalato le gerarchie dei fornitori elvetici, sorpassando i partner storici e diventando, di fatto, il pilastro strategico della raffineria di Cressier. La dipendenza elvetica dal petrolio nordamericano sottolinea quanto la geopolitica dell’energia sia mutata radicalmente nell’ultimo decennio.













