SVIZZERA – Il sistema educativo svizzero si conferma solido, ma non privo di zone d’ombra. È quanto emerge dal Rapporto 2026 del CSRE, presentato a Berna dal Presidente Guy Parmelin e dal Consigliere Christophe Darbellay. In 400 pagine, il documento analizza efficacia ed equità di ogni livello formativo. Nonostante l’alta qualità generale, preoccupa il lieve calo nel conseguimento dei titoli del livello secondario II, sceso al 90,1%, allontanando l’obiettivo nazionale del 95%. Per Parmelin e Darbellay, una formazione professionale forte resta il pilastro fondamentale per invertire la rotta e garantire la futura occupabilità dei giovani.
Presentato a Berna il Rapporto 2026: tra eccellenze e nodi critici nella formazione
Sul fronte universitario, il rapporto evidenzia la stabilità degli abbandoni: circa il 24% degli iscritti non termina il bachelor entro otto anni, sebbene molti riescano a diplomarsi cambiando ateneo. Per contrastare la dispersione, risultano cruciali la recente revisione della maturità liceale e il nuovo piano quadro degli studi, pensati per garantire l’accesso diretto agli atenei senza esami. Nei prossimi mesi, Confederazione e Cantoni valuteranno se aggiornare gli obiettivi strategici per rispondere alle sfide demografiche e tecnologiche, mantenendo lo spazio formativo svizzero competitivo e inclusivo.




