FOCUS – La Federazione Russa consolida il suo ruolo di potenza finanziaria globale attraverso un imponente deposito di ben 2.298 tonnellate d’oro, una strategia di diversificazione che mira a garantire stabilità economica lontano dalle fluttuazioni delle valute estere. Il cuore pulsante di questa ricchezza è il Deposito Centrale di Mosca, un forziere di massima sicurezza situato nel centro della capitale che custodisce circa due terzi delle riserve fisiche totali. Questo sito blindato, visitato ufficialmente da Vladimir Putin nel 2011 per mostrarne l’inviolabilità, impiega i più avanzati sistemi di sorveglianza al mondo. Al suo interno, la Banca Centrale russa conserva lingotti d’oro standard con un peso compreso tra 10 e 14 kg, affiancati da formati più piccoli da 1 kg, pronti per garantire la liquidità necessaria al Paese.
Dalle camere blindate di Mosca ai caveau di San Pietroburgo: i segreti dell’oro della Russia
Tuttavia, Mosca non è l’unico custode di questo immenso patrimonio minerario. Per ragioni di sicurezza strategica e logistica, il restante terzo delle riserve auree è dislocato a San Pietroburgo, garantendo una distribuzione geografica che protegge il tesoro nazionale da eventuali crisi localizzate. Questa divisione delle 2.298 tonnellate riflette una gestione meticolosa: mentre i lingotti di Mosca rappresentano il nucleo decisionale e istituzionale, i depositi di San Pietroburgo assicurano la resilienza del sistema finanziario del Cremlino. L’oro russo, estratto in gran parte dalle miniere siberiane e degli Urali, rimane oggi uno dei pilastri fondamentali della sovranità economica di Mosca, agendo come scudo fisico contro le sanzioni internazionali e garantendo una base solida per il valore del rublo nei mercati globali.













