ECONOMIA – Il valore del Bitcoin ha recentemente mostrato la sua faccia più instabile, crollando da un picco di 126mila dollari a circa 86mila in poche settimane. Questa perdita del 32% evidenzia il problema principale delle criptovalute: un’oscillazione violenta che minaccia la stabilità del sistema. Il pericolo maggiore è rappresentato dal cripto-leverage, ovvero una leva finanziaria estrema che permette ai trader di investire somme fino a 100 volte superiori al capitale reale posseduto. Come riportato da testate come il Wall Street Journal, questa dinamica speculativa ricalca pericolosamente i meccanismi dei derivati che scatenarono la crisi del 2008. L’uso massiccio di debito per amplificare i guadagni trasforma il mercato in una polveriera: se il prezzo scende anche minimamente, le posizioni vengono azzerate, innescando liquidazioni a catena.
L’esplosione dei Bitcoin e i rischi sistemici per l’economia USA
L’introduzione di strumenti complessi come i future perpetui su Coinbase o gli ETF approvati dalla SEC aggrava il rischio di contagio. Le criptovalute, prive di un valore reale sottostante, sono oggi strettamente correlate ai titoli tecnologici e all’intelligenza artificiale; un crollo del Bitcoin potrebbe quindi trascinare al ribasso l’intero mercato azionario. La mancanza di liquidità per coprire le perdite improvvise costringe gli investitori a vendere altri asset, alimentando il panico. In questo scenario, l’ipotesi di un intervento della Federal Reserve per salvare i mercati cripto in crisi, come suggerito da alcuni orientamenti politici negli USA, appare come una mossa irresponsabile che premierebbe la speculazione a danno della stabilità economica globale.













