MONDO – Nonostante i ripetuti moniti internazionali e le pressioni diplomatiche, il governo di Benjamin Netanyahu ha dato il via libera all’approvazione di 19 nuovi insediamenti in Cisgiordania. Questa decisione porta a 69 il numero totale di colonie autorizzate negli ultimi tre anni, segnando un ritmo di espansione definito “a livelli record” dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. La mossa sfida apertamente la linea di Donald Trump e gli appelli dell’ONU, che vede in questa occupazione “incessante” di terre una minaccia definitiva alla fattibilitĆ di un futuro Stato palestinese. Per l’ala radicale dell’esecutivo israeliano, l’obiettivo ĆØ duplice: riaffermare il diritto del popolo ebraico sulle terre bibliche e, come dichiarato esplicitamente dai falchi del governo, impedire la nascita di quello che definiscono uno “Stato terrorista palestinese”, consolidando il controllo territoriale in modo irreversibile.
Israele: il ritorno negli insediamenti evacuati e le tensioni sul campo
Il nuovo piano urbanistico e politico prevede anche il ripristino di quattro insediamenti che erano stati evacuati nel 2005 nel quadro della legge sul disimpegno. Secondo Smotrich, questa iniziativa mira a rimediare a una “ingiustizia storica” attraverso un’azione di sionismo morale. Tuttavia, l’annuncio giunge in un clima di estrema fragilitĆ : sebbene sia formalmente in vigore una tregua tra Israele e Hamas, le violenze non si fermano nĆ© a Gaza nĆ© in West Bank. Mentre il gabinetto di sicurezza blinda il progetto, sul campo si registrano scontri tra coloni e residenti locali, oltre a operazioni militari che continuano a causare vittime civili. La comunitĆ internazionale osserva con preoccupazione questo cambio di passo, che rischia di vanificare i complessi negoziati in corso per una de-escalation regionale e di infiammare ulteriormente i territori occupati.













