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La Chiesa Cattolica costa ogni anno quasi 7 miliardi allo Stato italiano

ITALIA – Sebbene spesso si tenda a considerarle sfere separate, il rapporto tra la Chiesa Cattolica e lo Stato italiano ha un impatto economico tutt’altro che trascurabile sulle casse pubbliche. A sollevare il velo su questo tema è un dettagliato studio dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR), il quale stima che il costo annuale sostenuto dallo Stato per la Chiesa Cattolica ammonterebbe a circa 7 miliardi di euro. Una cifra considerevole, frutto della somma di diverse voci di spesa, alcune delle quali potrebbero sorprendere i contribuenti. L’analisi dell’UAAR scompone questa cifra in quasi cinquanta voci distinte, rivelando un intreccio di finanziamenti diretti e indiretti, esenzioni fiscali e contributi vari. Tra le poste di spesa più significative spiccano alcune voci sulle quali è opportuno soffermarsi per comprendere meglio l’entità e la natura del sostegno economico fornito alla Chiesa.

Un intreccio di finanziamenti diretti e indiretti, esenzioni fiscali e contributi vari

Un capitolo di spesa di notevole entità è rappresentato dall’insegnamento della religione cattolica (IRC) nelle scuole, il cui costo annuale è stimato intorno a 1,25 miliardi di euro. Questa cifra copre principalmente la retribuzione dei docenti di religione, che nel 2010 contavano 13.675 unità a tempo indeterminato. Un’altra voce di spesa consistente è costituita dai fondi derivanti dall’8×1000 del gettito Irpef, che superano gli 1,13 miliardi di euro annui. Questa quota viene devoluta alla Chiesa in base alle scelte espresse dai contribuenti nella dichiarazione dei redditi. Un’esenzione fiscale di grande impatto economico è quella relativa all’IMU (Imposta Municipale Unica), dalla quale la Chiesa beneficia per un ammontare stimato di circa 620 milioni di euro. Questa esenzione si applica a un vasto numero di edifici, inclusi alberghi, case di cura, pensionati, strutture sportive e ricettive, molti dei quali generano introiti ben superiori al loro valore di mercato.  I contributi delle amministrazioni locali alle scuole paritarie rappresentano un’ulteriore voce di spesa significativa, attestandosi intorno ai 500 milioni di euro, superando persino i finanziamenti statali, che si aggirano sui 430 milioni di euro. Questi ultimi sono erogati in base alla legge che riconosce le scuole paritarie come parte integrante del sistema nazionale di istruzione e prevede il loro finanziamento pubblico.

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