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PECHINO (CINA) – La deflazione in Cina può colpire l’economia anche in Europa?

di GIACOMO CALEF – NS PARTNERS

ARRIVA LA DEFLAZIONE IN CINA?

In Cina l’indice del prezzi di maggio, sotto le aspettative, si è attestato allo 0,2%, in leggera crescita rispetto allo 0,1% del mese di aprile. Anche l’indice dei prezzi di produzione è stato minore del previsto. Questo stato di deflazione, ovvero di calo dei prezzi, è dovuto a un rallentamento economico, causato da una riduzione sia della domanda domestica che di quella estera. Le cause del rallentamento economico sono molteplici. Innanzitutto, gli analisti prevedono una lenta ripresa del settore immobiliare, parte sostanziale del PIL cinese. Per supportare la crescita, il governo dovrebbe attuare nuove misure, come favorire l’ottenimento del credito per i richiedenti di mutuo. Ad ogni modo, il Paese sta tentando di allontanarsi dal settore per diversificare l’economia. Inoltre, a maggio c’è stata una contrazione del settore manufatturiero e un rallentamento della crescita dei servizi.

MANCA LA PRODUTTIVITÀ

La mancanza di produttività economica del Paese può essere in parte attribuita al tasso elevato di disoccupazione giovanile, al 20,8% il mese scorso, che abbassa i consumi. Per favorire la ripresa del Paese, serviranno sia misure fiscali che monetarie. Xi Jinping ha annunciato che il governo introdurrà stimoli fiscali, senza però specificarne il contenuto. Investitori ed economisti speravano in misure più chiare e rapide. La Banca Popolare Cinese ha annunciato un taglio dei tassi d’interesse di 10 punti base, rendendo meno costoso il rimborso del debito, incentivando consumatori e aziende a richiedere prestiti. Ad ogni modo, i mercati si aspettavano un taglio più significativo, dati gli alti livelli di debito e le poche opportunità di lavoro che rendono il popolo cinese resistente alla richiesta di credito. Se il governo dovesse aspettare troppo a lungo prima di implementare le misure necessarie, ci potrebbe essere un crollo nei livelli di confidence, sia dei consumatori, i quali risparmierebbero di più riducendo i consumi, che delle aziende e degli investitori, i quali introdurrebbero meno capitale nel Paese.

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