MERCATI – La guerra del petrolio USA: il paradosso delle raffinerie e le terre rare . A cura di Alessio Garzone, Portfolio manager di Gamma Capital Markets. Perché il petrolio di Iran e Venezuela fa così gola a Washington? Tutto ruota attorno a un paradosso ingegneristico che in pochi raccontano. Esistono greggi molto diversi:
- USA (WTI): Ha un colore dorato, è molto fluido ed è considerato il “filetto” del petrolio: è facilissimo e molto economico da raffinare per ottenere prodotti di alto valore come benzina e carburante per aerei.
- Iran e Russia: Medio, colore marrone scuro o nero. La perfetta via di mezzo per quasi tutti gli impianti.
- Venezuela: Extra-pesante. Denso come catrame, serve tecnologia complessa per lavorarlo.
Sapete il paradosso degli americani qual è?
Fino a 15 anni fa, gli USA erano totalmente dipendenti dall’estero. Importavano greggio pesantissimo, denso e pieno di zolfo (definito “acido”) da Venezuela e Medio Oriente. Per trasformare questa specie di catrame a basso costo in benzina premium, hanno speso centinaia di miliardi costruendo nel Golfo del Messico le super-raffinerie più complesse del pianeta. Poi, il colpo di scena, ovvero la rivoluzione dello Shale Oil. Grazie al fracking (la tecnica di fratturare le rocce scistose sotterranee iniettando acqua e sabbia ad altissima pressione), gli USA hanno sbloccato oceani di petrolio intrappolato nel proprio sottosuolo, diventando i primi produttori globali. Ma questo nuovo greggio americano è purissimo, “dolce” e ultra-leggero.
Ed ecco il paradosso
Le super-raffinerie USA sono stomaci evoluti per digerire “mattoni”. Dargli in pasto il “filetto” leggero americano fa girare a vuoto i costosissimi impianti per il greggio pesante (i cosiddetti coker). Riconvertire questi mostri d’acciaio? Costerebbe decine di miliardi. Una follia antieconomica. La mossa americana? Vendere a peso d’oro il proprio “filetto” leggero e importare greggio pesante a due spicci. Ingozzando le vecchie super-raffinerie fanno margini record su benzina premium e jet fuel. Dopo che la Cina ha usato la sua arma letale, cioè il blocco dell’export di terre rare vitali per l’industria tech e militare USA, a Washington è rimasta una sola contromossa: il Choke Point energetico. Oggi la Cina assorbe il 90% del petrolio iraniano (e molto di quello venezuelano) a prezzi stracciati. Le manovre USA contro Caracas e in Medio Oriente servono proprio a minacciare questo flusso vitale, tagliando i rifornimenti “pesanti” a Pechino. Il vertice Trump-Xi (rinviato a maggio) ha un solo vero obiettivo: usare il greggio pesante come arma di ricatto. Non è una guerra locale, ma un brutale baratto geopolitico per piegare Pechino: terre rare in cambio di petrolio.














