MONDO – Il bombardamento delle basi britanniche di Akrotiri, ha proiettato Cipro nel cuore pulsante del conflitto iraniano, trasformando l’isola di Afrodite da meta turistica a bersaglio strategico. Sebbene politicamente ancorata all’Unione Europea, la geografia colloca Cipro di fronte al Libano, rendendola una “proiezione dei Balcani” nel Mediterraneo orientale. L’opinione pubblica locale vive ore di profonda apprensione, evocando lo spettro del fallimento della guerra in Iraq del 2003. Il timore principale è che l’instabilità regionale, alimentata dalle tensioni tra Israele e Iran, possa trasformare l’isola in un campo di battaglia per procura, mettendo a rischio una sovranità già ferita dall’occupazione turca che perdura dal 1974.
La risposta istituzionale: neutralità umanitaria e sovranità ferita
Il Presidente Nikos Christodoulides ha risposto all’attacco con drone ribadendo una linea di fermezza diplomatica: Cipro non parteciperà a operazioni belliche attive, limitandosi a un ruolo di hub umanitario. Durante il vertice trilaterale a Nicosia con Macron e Mitsotakis, è emersa la volontà di rafforzare lo “Scudo Europeo”, una missione che la Francia definisce puramente difensiva. Tuttavia, il dibattito interno resta infuocato: mentre la sinistra di Tsipras in Grecia denuncia mire petrolifere dietro le alleanze internazionali, a Cipro cresce il fronte di protesta contro le basi britanniche (“British bases out!”). La complessa partita per l’adesione alla NATO resta bloccata dal veto turco e dalle ombre del Piano Annan, lasciando l’isola in un delicato equilibrio tra solidarietà europea e necessità di sicurezza nazionale.














