USA – L’ipotesi di una candidatura di Donald Trump per un terzo mandato presidenziale è tornata prepotentemente al centro del dibattito politico statunitense, nonostante il chiaro divieto sancito dalla Costituzione americana. Sebbene il 22° Emendamento sia inequivocabile – limitando a due il numero massimo di mandati per la carica di Presidente – l’idea non è trattata solo come una mera speculazione giuridica, ma come una potenziale e controversa strategia di potere. L’analista Jeremy Shapiro, dello European Council on Foreign Relations, ha recentemente evidenziato nella sua newsletter ‘Blue Blaze’ che la questione non è di natura legale, ma “caratteriale”: secondo Shapiro, Trump “non rinuncerà mai volontariamente alla scena” e la sua tendenza a non accettare una “resa” lo spingerebbe a tentare ogni via per rimanere il fulcro del sistema politico repubblicano e nazionale. Queste proiezioni, amplificate da recenti allusioni e dichiarazioni dello stesso Trump, suggeriscono un disegno politico più ampio, che ambisce a forzare i limiti costituzionali per riscrivere le regole della politica americana. La sfida alla norma del terzo mandato mira a ridefinire il concetto stesso di rotazione del potere.
Cosa dice la legge: il veto del 22° emendamento
Il fondamento giuridico che rende complessa, se non impossibile, l’eventuale corsa di Donald Trump è il 22° Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Ratificato nel 1951 sulla scia dei quattro storici mandati di Franklin Delano Roosevelt, questo emendamento stabilisce in modo inconfutabile che “Nessuna persona sarà eletta alla carica di Presidente più di due volte” (“No person shall be elected to the office of the President more than twice”). La clausola costituzionale è stata pensata e approvata per evitare concentrazioni di potere eccessive, scongiurare derive plebiscitarie e mantenere saldo il principio della rotazione, considerato un pilastro del costituzionalismo americano. Nonostante la chiarezza del testo, l’attuale dibattito non si limita a un’analisi puramente giuridica, ma esplora le vie attraverso cui il carisma e l’influenza di Trump potrebbero comunque impattare sul panorama elettorale del 2028. L’obiettivo dell’ex Presidente, più che una vittoria legale garantita, sembra essere quello di mantenere alta la tensione politica e il proprio dominio mediatico all’interno del Partito Repubblicano, sfidando apertamente lo status quo imposto dal vincolo dei due mandati.














