EUROPA – L’Unione Europea ha posizionato l’idrogeno verde come asse portante della neutralità climatica entro il 2050, ma il passaggio dalla teoria alla pratica evidenzia criticità profonde. Sebbene il piano REPowerEU miri a 20 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile entro il 2030, la capacità attuale di elettrolisi (appena 200 MW) è lontanissima dai 125 GW necessari. Il divario è alimentato da un’architettura normativa complessa e da costi di produzione ancora elevati rispetto ai combustibili fossili. Inoltre, la concorrenza aggressiva di Cina e Stati Uniti, unita all’incertezza sui finanziamenti post-2026, rischia di frenare gli investimenti privati nei settori “hard-to-abate” come la siderurgia e il trasporto pesante.
Strategie e stoccaggio: il futuro della rete UE
Per evitare che l’ambizione europea resti una visione teorica, è necessario un cambio di paradigma focalizzato sul realismo infrastrutturale. Lo European Hydrogen Backbone e i progetti di stoccaggio sono essenziali, eppure le previsioni attuali coprono solo il 20% del fabbisogno di stoccaggio fissato per il 2030. La priorità deve quindi spostarsi verso una governance condivisa che ottimizzi le risorse della Banca Europea dell’Idrogeno e definisca partnership geopolitiche solide per le importazioni. Senza un coordinamento snello e incentivi massicci, l’Europa rischia di frammentarsi, lasciando i settori industriali più energivori privi di un’alternativa sostenibile e competitiva.














