MONDO – Mojtaba Khamenei a nuova Guida Suprema non è solo un passaggio di testimone ideologico, ma il consolidamento del controllo su un patrimonio finanziario monumentale e sottratto a ogni controllo pubblico. Al centro di questo potere siede il Setad, un conglomerato che la Reuters ha stimato valere circa 95 miliardi di dollari, una cifra superiore alle riserve petrolifere dichiarate dal Paese. Questa “Sede Esecutiva”, nata per gestire i beni confiscati ai dissidenti, è oggi la cassaforte personale della Guida, una holding tentacolare che opera al di sopra della legge e del fisco. Sotto la gestione di Mojtaba, il Setad non è più solo un ente assistenziale di facciata, ma il motore finanziario che permette al regime di aggirare le sanzioni internazionali, garantendo la fedeltà dei Pasdaran e delle élite militari attraverso una rete di sub-holding che spaziano dall’hi-tech all’energia. Chi controlla il Setad, di fatto, controlla i gangli vitali dell’economia iraniana, rendendo la successione di Khamenei un’operazione di puro capitalismo autoritario, dove la sopravvivenza del sistema religioso è indissolubilmente legata alla gestione di questo immenso tesoro accumulato in decenni di espropri e speculazioni finanziarie.
Dentro il Setad: il colosso economico da 95 miliardi di dollari che finanzia il potere della Guida Suprema
Il patrimonio personale attribuito a Mojtaba Khamenei, stimato in diversi miliardi di euro, rappresenta però solo la punta dell’iceberg di un sistema di economia parallela progettato per rendere il regime resiliente alle crisi interne. Mentre l’inflazione devasta il potere d’acquisto della popolazione, il Setad ha esteso la sua influenza nel settore farmaceutico e nelle telecomunicazioni, settori strategici che permettono una sorveglianza capillare della società . La continuità dinastica tra Ali e Mojtaba serve a blindare questa opacità finanziaria: un nuovo leader esterno alla famiglia avrebbe potuto mettere a rischio i delicati equilibri di potere e la segretezza dei conti della fondazione. In questo scenario, il Setad agisce come uno “Stato nello Stato”, finanziando la propaganda, le milizie regionali e la repressione interna senza dover rispondere al Parlamento di Teheran. La gestione di questo asset garantisce a Mojtaba non solo la legittimità religiosa, ma soprattutto la capacità negoziale necessaria per mantenere compatto l’apparato di sicurezza. Il tesoro degli ayatollah non è dunque un fondo sovrano per il benessere della nazione, ma lo scudo economico di una casta che ha trasformato la teocrazia in un’oligarchia finanziaria globale, pronta a sfidare l’Occidente con la forza di un capitale invisibile e inattaccabile.














