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L’Orèal punta al 15% di Giorgio Armani: il futuro del lusso tra licenze e partnership strategiche

ECONOMIA – Il futuro del gruppo Giorgio Armani, uno degli ultimi grandi marchi di lusso indipendenti, si definisce dopo la scomparsa del suo fondatore il 4 settembre. Come rivelato dal testamento, il Maestro della moda ha previsto la cessione di una quota di minoranza del 15% a un partner industriale di rilievo, citando colossi come LVMH, L’Oréal o EssilorLuxottica, entro un arco di tempo di 12-18 mesi dall’apertura delle volontà testamentarie. Il gruppo francese L’Oréal si è mosso rapidamente, con l’Amministratore Delegato Nicolas Hieronimus che ha dichiarato a Le Figaro la “prontezza a prendere in considerazione trattative con il gruppo Armani“. Nonostante la recente maxi-acquisizione del business beauty di Kering (un affare da 4 miliardi di euro), Hieronimus ha rassicurato il mercato e il gruppo italiano: questa operazione “non cambia in alcun modo la nostra intenzione di sostenere il gruppo Armani” né intacca le capacità finanziarie di L’Oréal. Il legame tra i due giganti è già forte, dato che L’Oréal detiene la licenza pluriennale della divisione Armani Beauty, che da sola genera un fatturato notevole di 1 miliardo di euro.

Strategia L’Orèal

La strategia di L’Oréal non si limita a un semplice interesse finanziario, ma mira a consolidare la sua posizione nell’ecosistema del lusso e della bellezza. L’AD Hieronimus ha sottolineato che l’acquisizione Kering “rafforza L’Oréal Luxe” e porterà benefici diretti anche al marchio italiano, assicurando un team dedicato al suo management. Per L’Oréal, l’interesse per Armani non è una deviazione verso l’attività di fashion: il gruppo ha già dimostrato la volontà di investire in minoranza, come fatto con la quota del 10% in Jacquemus. L’investimento del 15% in Armani potrebbe essere effettuato “da soli o con un partner“, ha specificato Hieronimus. Il piano di successione di Giorgio Armani è chiaro: l’azionista selezionato per il 15% avrà in seguito la possibilità di acquisire una quota di maggioranza, tra il 30% e il 54,9% del capitale. Se, invece, la vendita della partecipazione minoritaria non si concretizzasse, lo stilista ha disposto che l’azienda sia quotata in borsa, garantendo così una visione a lungo termine e una crescita continua, anche sotto la guida del nuovo CEO Giuseppe Marsocci.

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