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lunedì 2 Febbraio 2026
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Mercati: la Federal Reserve ancora falco

MERCATI: LA FEDERAL RESERVE ANCORA FALCO

LONDRA I mercati oggi: la Federal Reserve ancora falco. L’analisi di Saverio Berlinzani di ActivTrades. La Federal Reserve ha mantenuto il tasso sui fondi federali stabile nell’intervallo 4,25% – 4,5% durante la riunione di gennaio 2025, in linea con le aspettative. La banca centrale ha sospeso il ciclo di tagli dei tassi dopo tre riduzioni consecutive nel 2024, per un totale di un punto percentuale. I membri del FOMC hanno osservato che gli indicatori recenti evidenziano che l’attività economica è ancora in crescita, e ad un ritmo solido, mentre il mercato del lavoro si è stabilizzato, in un contesto caratterizzato da solidità. L’inflazione, intanto, rimane elevata, pertanto non si può, né si deve abbassare la guardia. Inoltre, la Fed ha affermato che le prospettive economiche sono incerte ed è attenta ai rischi. Commento hawkish quindi che ha confermato quanto già era sufficientemente noto a tutti, ovvero che l’economia regge l’urto dei tassi alti e non vi sono cambiamenti sostanziali nell’atteggiamento di una Fed che manterrà la barra dritta verso gli obiettivi. Cosa penserà Trump, che recentemente aveva chiesto il taglio del costo del denaro? I mercati si fanno interessanti, al riguardo.

WALL STREET STABILE

Wall Street è rimasta pressoché invariata dopo la decisione della Fed, alternando rialzi a ribassi intorno allo zero. Le dichiarazioni da falco di Jerome Powell non hanno spaventato chi opera in azionario. Il Presidente ha dichiarato che l’inflazione non è ancora vicina all’obiettivo, anzi è leggermente aumentata, mentre il tasso di disoccupazione si è stabilizzato e rimane basso. È per tale ragione che la Fed non deve avere fretta di modificare il tasso di interesse di riferimento. La Banca centrale attenderà i progressi su inflazione o sulla debolezza del mercato del lavoro prima di apportare ulteriori tagli. L’attenzione del mercato quindi si sposterà nuovamente su eventuali commenti riguardanti le politiche del Presidente e il loro potenziale impatto economico. Sul fronte risultati aziendali, il settore tecnologico ha avuto la performance peggiore. Nvidia è scivolata del 2,5%, raffreddandosi dopo un aumento dell’8,9% nella sessione precedente. Nel frattempo, le azioni di T-Mobile US sono aumentate di oltre il 5% dopo aver riportato utili più forti del previsto. Starbucks ha guadagnato il 5,6%, nonostante un calo degli utili. Danaher è scesa di quasi il 5,7% dopo aver avvisato di un potenziale calo dei ricavi in questo trimestre.

VALUTE

Sui cambi, prosegue la forza del dollaro che però si manifesta con price action rallentate, prive di accelerazione e momentum favorevoli, come se ci fosse, sotto sotto, il timore di qualche spallata del Presidente, che anche se non lo ha dichiarato esplicitamente, sembrerebbe volere un dollaro più basso. Il vero problema da affrontare sembra essere la bilancia commerciale, che è in forte debito, di oltre 122 miliardi quella dei beni e di circa 90 compresi anche i servizi. L’EurUsd intanto è scivolato lentamente sotto 1.0400 ma poi ha chiuso intorno a 1.0410. Sugli altri cambi, analoga price action con movimenti bilaterali ma poco volatili se non per qualche movimento irrazionale di breve termine.

USA, SALE IL DEFICIT COMMERCIALE

Il deficit commerciale degli Stati Uniti, per quel che riguarda i beni, si è allargato arrivando al record di 122,11 miliardi di dollari a dicembre 2024, superando le aspettative di mercato di 105,4 miliardi e in aumento rispetto ai 103,5 miliardi rivisti per il mese di novembre scorso. Le importazioni sono aumentate del 3,9% a 289,6 miliardi di dollari, e la ragione è da ricercare nel fatto che le aziende statunitensi hanno anticipato acquisti prima dell’arrivo dei dazi imposti da Trump. Sono stati osservati aumenti nelle forniture industriali, nei beni di consumo e nei beni strumentali. Nel frattempo, le esportazioni sono scese del 4,5% a 167,5 miliardi di dollari, guidate da minori spedizioni di forniture industriali, beni strumentali e beni di consumo.

BOC, ULTIMO TAGLIO DEI TASSI?

La Banca centrale canadese ha tagliato i tassi di interesse di 25 punti base al 3% nella decisione di ieri, come ampiamente previsto dai mercati. Si è trattato del sesto taglio consecutivo del costo del denaro, 4 da 25 punti base e due da 50, con una riduzione del 2% dal giugno 2024. Nel frattempo, la banca centrale ha anche annunciato la fine del restringimento quantitativo, con acquisti di asset a partire dal mese di marzo per sostenere la liquidità. Il Consiglio direttivo ha osservato che l’inflazione è convergente verso il 2% e si prevede che rimarrà vicina ai target del 2% nei prossimi due anni, poiché la crescita dei prezzi di base continua a rallentare. A sua volta, il consiglio ha anche segnalato preoccupazioni per i dazi americani che potrebbero rallentare la ripresa economica, ostacolando le principali fonti di domanda di beni e servizi nazionali. Tuttavia, la BoC prevede che la crescita del PIL si rafforzerà nel 2025, prevedendo un’espansione dell’1,8% dopo le aspettative di una crescita dell’1,3% nel 2024.

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