EUROPA – Il panorama automobilistico europeo ha subito una metamorfosi radicale nell’ultimo decennio. Secondo i dati Eurostat 2014-2024, le nuove immatricolazioni di auto diesel sono crollate del 67%, segnando il declino di una motorizzazione un tempo dominante. Al contrario, le vetture a benzina hanno registrato una crescita del 60%, mentre le auto elettriche a batteria (BEV) hanno compiuto un balzo impressionante: se nel 2014 rappresentavano appena lo 0,3% del mercato, oggi coprono il 13,9% del totale. Anche i carburanti alternativi, come GPL, metano e idrogeno, mostrano segnali positivi con un incremento del 13%. Questa spinta verso la sostenibilità ha trovato nel 2020 il suo punto di svolta, complici le normative UE più stringenti sulle emissioni di CO2 che hanno costretto i produttori a una rapida riconversione industriale verso modelli a basso impatto ambientale.
I dati Eurostat confermano la transizione energetica, ma l’Europa viaggia a due velocità tra benzina e nuove alimentazioni
Nonostante il trend continentale sia orientato verso la Green Economy, il report evidenzia profonde disparità geografiche. La transizione procede “a due velocità”: da un lato i Paesi pionieri come la Danimarca, dove le elettriche superano il 51% delle immatricolazioni, seguiti da Malta e Svezia; dall’altro i mercati più conservatori. In nazioni come Italia, Polonia e Croazia, la quota di veicoli elettrici resta ferma sotto la soglia critica del 5%, con una netta prevalenza di motori a benzina che oscillano tra il 60% e il 70%. Queste differenze strutturali riflettono non solo diverse capacità di spesa dei consumatori, ma anche una rete di infrastrutture di ricarica ancora eterogenea. Il decennio analizzato da Eurostat conferma quindi una rivoluzione in atto, ma sottolinea come il raggiungimento della neutralità carbonica richieda ancora sforzi mirati per colmare il divario tra i vari Stati membri.













