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Moody’s declassa gli Stati Uniti: il vero rischio è la stampa di moneta?

LUGANO – Il recente declassamento del rating creditizio degli Stati Uniti da parte di Moody’s, da Aaa ad Aa1, ha riacceso il dibattito sulla sostenibilità del debito pubblico americano. Tra le voci critiche, spicca Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, che mette in guardia gli investitori su un rischio sottovalutato: la possibilità che il governo federale utilizzi la stampa di moneta per ripagare il debito, svalutando il dollaro e colpendo i detentori di bond.

La decisione di Moody’s e le implicazioni per il mercato

L’agenzia di rating ha motivato il downgrade citando l’espansione del deficit e l’incremento degli interessi sul debito, fattori che minacciano la stabilità economica del Paese. Tuttavia, secondo Dalio, la valutazione di Moody’s trascura il fatto che gli Stati Uniti hanno un meccanismo alternativo per onorare i loro obblighi: la creazione di moneta, una pratica che storicamente ha portato a una perdita di valore della valuta e a un’erosione del potere d’acquisto.

La svalutazione del dollaro e l’impatto sui titoli di Stato

Se il governo ricorre alla stampa di moneta per rimborsare i titoli di Stato, gli investitori potrebbero subire una doppia penalizzazione:

  • Diminuzione del valore reale del denaro ricevuto per effetto dell’inflazione.
  • Rischio di fuga dal mercato obbligazionario USA, con possibili ripercussioni sulla fiducia internazionale.

Dalio sottolinea che negli ultimi anni la Federal Reserve ha già adottato politiche monetarie espansive, come il Quantitative Easing (QE), contribuendo all’aumento della base monetaria. Sebbene queste misure abbiano sostenuto i mercati, la loro prosecuzione potrebbe compromettere la stabilità a lungo termine del dollaro.

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