FOCUS –Ā A pochi giorni dall’accensione del braciere di Milano Cortina 2026, il dibattito pubblico si concentra su un interrogativo fondamentale: le Olimpiadi sono un affare o un peso per le casse dello Stato? Come evidenziato nel saggio Colori Olimpici di Dino Ruta, i Giochi non sono più semplici eventi sportivi, ma vere piattaforme di trasformazione urbana e sociale. Se da un lato il CIO redistribuisce enormi ricavi derivanti da diritti media e sponsorizzazioni globali, dall’altro la costruzione di ferrovie, strade e impianti resta a carico dei territori. Il vero banco di prova non ĆØ la biglietteria, ma la capacitĆ di integrare le opere pubbliche nella vita ordinaria del Paese: un esempio virtuoso ĆØ il Villaggio Olimpico di Milano a Scalo Romana, un investimento da 140 milioni di euro che, una volta spenti i riflettori, si trasformerĆ nello studentato convenzionato più grande d’Italia, offrendo 1.700 posti letto a canoni calmierati.
Chi paga davvero i Giochi? Analisi dei costi infrastrutturali e della “legacy” lasciata al territorio italiano dopo l’evento
L’impatto economico complessivo per l’Italia ĆØ imponente: secondo le stime delle UniversitĆ Bocconi e Caā Foscari, l’indotto generato sfiora i 5,3 miliardi di euro, a fronte di investimenti infrastrutturali che superano i 3,5 miliardi. Con circa 340 imprese coinvolte e la creazione di 36 mila posti di lavoro, i Giochi invernali puntano a lasciare un’ereditĆ tangibile composta da quasi cento interventi permanenti distribuiti tra Lombardia, Veneto e le province autonome di Trento e Bolzano. Tuttavia, la sfida della sostenibilitĆ resta aperta su opere simbolo come la pista da bob di Cortina, costata 125 milioni. La scommessa di Milano Cortina 2026 risiede proprio qui: dimostrare che un grande evento internazionale può agire da acceleratore per la manutenzione e l’efficientamento energetico delle infrastrutture nazionali, trasformando il costo vivo in un beneficio sociale di lungo periodo per i cittadini residenti.












