FOCUS – A due giorni dalla cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali, fissata per il 6 febbraio, il terzo rapporto della campagna Open Olympics 2026 lancia l’allarme sulla gestione economica e ambientale dell’evento. L’analisi condotta dalla rete civica guidata da Libera, che include associazioni come WWF, Legambiente e CAI, rivela un incremento dei costi pari a 157 milioni di euro rispetto alle stime precedenti. Dei 3,54 miliardi di euro complessivi stanziati dalla società Simico, emerge un dato strutturale significativo: solo il 13% della spesa è destinato a impianti strettamente necessari alle competizioni. Il restante 87% finanzia infrastrutture permanenti, la cosiddetta “legacy”, con un rapporto di 6,6 euro spesi in opere territoriali per ogni euro investito nell’evento sportivo.
Il rapporto Open Olympics 2026 denuncia un aumento di 157 milioni di euro e criticità sulla gestione delle infrastrutture a ridosso dei Giochi
Oltre al peso finanziario, il monitoraggio evidenzia una persistente opacità informativa da parte della Fondazione Milano-Cortina, del Commissario e degli enti locali coinvolti. Sebbene la pubblicazione parziale dei dati da parte di Simico sia stata un passo avanti, restano oscuri numerosi dettagli relativi all’impatto ambientale e alla sostenibilità a lungo termine degli interventi. La campagna Open Olympics denuncia la difficoltà nel reperire informazioni aggiornate sulla reale utilità di alcune grandi opere stradali e ferroviarie, che rischiano di trasformarsi in “cattedrali nel deserto” una volta spenti i riflettori olimpici. In un momento in cui la trasparenza dovrebbe essere massima per garantire la fiducia dei cittadini, il rapporto sottolinea come le risposte istituzionali siano ancora insufficienti, lasciando aperte questioni cruciali sulla gestione dei fondi pubblici e sulla reale eredità che questa rassegna lascerà alle comunità montane e metropolitane interessate.












