RUSSIA – Il fascino di Vladimir Putin per il vino di lusso ha radici profonde, risalenti a una visita del 2003 a Villa Certosa, la sontuosa residenza sarda di Silvio Berlusconi. Da questa ispirazione è nata l’ambiziosa realizzazione sulle scogliere di Capo Idokopas: le cantine Divnomorskoye e Krinitsa. Quest’ultima, in particolare, vanta un valore stimato che sfiora i 300 milioni di euro. L’élite enologica russa si avvale di un know-how d’eccellenza internazionale, con le strutture progettate dallo stesso architetto che curò le ville di Berlusconi e la gestione affidata a enologi italiani e francesi di grande esperienza. Questo connubio tra capitali russi e maestria europea evidenzia l’aspirazione a produrre un vino capace di competere con i migliori Cru mondiali, spesso servito durante cene di Stato e incontri diplomatici di alto profilo, consolidando l’immagine di un lusso esclusivo e politicamente rilevante.
Putin e il vino di lusso
Dietro la facciata scintillante delle etichette e dei terroir ricercati, il sistema che gestisce queste proprietà — come Krinitsa e Divnomorskoye — solleva interrogativi di natura finanziaria. Sebbene le società operative risultino spesso in perdita nei bilanci ufficiali, il loro immenso valore patrimoniale e la loro vicinanza al Presidente russo suggeriscono un’importanza che va ben oltre il mero profitto commerciale. L’attività vinicola, dunque, appare come un asset strategico più che come una semplice impresa agricola. La presenza di un enologo italiano al vertice, un nome chiave in questo progetto miliardario, sottolinea la fiducia riposta nelle competenze straniere per elevare la qualità del vino di Putin, trasformando un investimento apparentemente antieconomico in un simbolo tangibile di soft power e prestigio internazionale.




