STILE – Un recente e imponente studio francese, condotto su un campione di oltre 100.000 persone tra il 2009 e il 2023, ha gettato una luce inquietante sulle abitudini alimentari moderne. La ricerca, coordinata dall’Inserm e pubblicata su prestigiose riviste come Nature Communications e il BMJ, dimostra che un consumo elevato di conservanti è strettamente correlato a un incremento del rischio di diabete di tipo 2 e di diverse forme di cancro, in particolare al seno e al colon-retto. Questi additivi, onnipresenti nei cibi ultraprocessati per prolungarne la conservazione, agiscono negativamente sul nostro organismo. Grazie all’analisi meticolosa dei dati nutrizionali e dei marchi specifici consumati dai volontari, gli scienziati del CRESS-EREN hanno confermato che ciò che “allunga la vita” ai prodotti sugli scaffali potrebbe, paradossalmente, accorciare quella dei consumatori, alterando equilibri metabolici fondamentali.
Come gli additivi nei cibi ultraprocessati influenzano l’insorgenza di tumori e malattie metaboliche
Il legame tra alimentazione industriale e patologie croniche emerge dunque con forza, evidenziando come l’esposizione prolungata a sostanze chimiche quali nitriti e solfiti possa compromettere la salute a lungo termine. Lo studio sottolinea che non si tratta di un pericolo isolato, ma di un effetto cumulativo derivante da una dieta ricca di prodotti pronti e confezionati. La prevenzione passa necessariamente attraverso una maggiore consapevolezza dei consumatori e una lettura attenta delle etichette, privilegiando alimenti freschi e minimamente lavorati. In un contesto in cui i casi di tumore al colon-retto sono in preoccupante aumento, la riduzione degli additivi alimentari diventa una priorità di salute pubblica. Educare il palato a sapori naturali e sostenere politiche di regolamentazione più stringenti sugli ultraprocessati sono passi fondamentali per invertire questa tendenza e proteggere il benessere della popolazione globale.












