SVIZZERA – Il Ticino ha raggiunto un primato sgradito nel 2026: i premi di cassa malati più costosi della Svizzera. Alla base di questo rincaro record (con un picco del 7,1% nell’ultimo anno) non vi è un solo fattore, ma una combinazione critica. La spesa media per abitante ha toccato i 5.890 franchi, superando del 25% la media nazionale di 4.720 franchi. A pesare è soprattutto la densità dei fornitori di prestazioni: rispetto al resto della Svizzera, in Ticino la spesa per gli studi medici è superiore del 20%, quella per i farmaci del 21% e quella per la fisioterapia di un impressionante 68%. Questa abbondanza di offerta genera una domanda indotta che gonfia la bolletta sanitaria, rendendo il settore un mercato estremamente redditizio ma insostenibile per le tasche dei cittadini.
Mille medici in più in dieci anni: l’effetto della libera circolazione in sanità
Il dato statistico più eclatante riguarda l’aumento dei professionisti sul territorio: tra il 2014 e il 2024, i medici con licenza d’esercizio in Ticino sono passati da 1.513 a 2.598, un incremento superiore al 70%. Molti di questi nuovi attori provengono dall’Italia, attratti da un sistema che, fino a poco tempo fa, permetteva aperture illimitate. Per frenare questa spirale, il Consiglio di Stato ha introdotto moratorie su otto specializzazioni (tra cui oncologia e neurologia) e blocchi per infermieri indipendenti. Nonostante gli sforzi del Dipartimento della sanità (DSS) guidato da Raffaele De Rosa, la realtà transfrontaliera e una piramide demografica sfavorevole rendono difficile invertire la rotta nel breve periodo, lasciando il Ticino nell’occhio del ciclone dei costi sanitari.













