EUROPA – La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito un principio fondamentale per l’efficacia delle misure restrittive: i beni di un’azienda possono essere congelati anche se la società non è direttamente sanzionata, purché sia controllata da un individuo presente nella “lista nera”. Secondo i giudici di Lussemburgo, la soglia critica per far scattare questa misura è il possesso del 50% del capitale sociale, quota che genera una presunzione di controllo sulle risorse economiche dell’ente. La decisione nasce dal caso di un imprenditore bielorusso, legato al regime di Lukashenko, la cui partecipazione in una società lituana ha trascinato l’intera azienda nel blocco dei fondi, confermando che colpire i vertici significa, di fatto, neutralizzare l’operatività delle realtà collegate.
La Corte di Giustizia conferma la presunzione di controllo al 50%
Tuttavia, il verdetto bilancia il rigore delle sanzioni con la tutela dei diritti legali. Poiché il controllo viene “presunto” in base alle quote azionarie, gli Stati membri hanno l’obbligo di garantire all’azienda colpita il diritto al ricorso. Le imprese devono poter contestare il provvedimento dinanzi alle autorità competenti, offrendo prove che dimostrino l’assenza di un’influenza effettiva del soggetto sanzionato sulle decisioni societarie. Solo garantendo la possibilità di ribaltare la presunzione di controllo e ottenere l’eventuale scongelamento dei beni, il sistema sanzionatorio europeo può dirsi rispettoso dei principi del giusto processo e del diritto di difesa, evitando automatismi indiscriminati che danneggerebbero realtà economiche potenzialmente indipendenti.














